Approfondimenti

Inseriti vitalmente nella chiesa e nella famiglia paolina
 

Doppia obbedienza

Don Alberione sapeva benissimo che la legittimazione del suo carisma passava attraverso l'autorità ecclesiastica, per cui «presentava al Direttore Spirituale i progetti: correggeva, accresceva, secondo il caso, e se occorreva [li presentava] all'Autorità Ecclesiastica, e si metteva mano alle iniziative: non sempre il momento era maturo; ma il Signore faceva conoscere le cose, lasciando al suo servo il lavoro, anche gli errori... poi interveniva e redimeva gli errori e i falli»(AD 47).

«Per maggior tranquillità e fiducia egli deve dire: […] Che tanto l'inizio come [il] proseguimento della Famiglia Paolina sempre procedettero nella doppia obbedienza: ispirazione ai piedi di Gesù-Eucaristico, confermata dal Direttore Spirituale; e insieme per la volontà espressa dei Superiori ecclesiastici.» (AD 29). E aggiungeva: «Siamo fondati su la Chiesa e il Vicario di Gesù Cristo e questa convinzione ispira sicurezza, letizia, coraggio» (AD 350).

 

Spirito di Famiglia Paolina

Il Capitolo Generale Speciale della Società San Paolo (1969-1971) riveste una particolare importanza perché si tratta dell’impegno della Congregazione ad assumere pienamente il Concilio Vaticano II, e perché questo avvenimento si compie quando i figli di don Alberione sanno già di non poter più disporre dei diretti interventi del Fondatore e di essere tenuti ad un serio sforzo d’interpretazione, di rilettura e di applicazione del suo pensiero.

Nei Documenti emanati da questo Capitolo appaiono ben delineati i tre Istituti «Gesù Sacerdote», «San Gabriele Arcangelo» e «Maria Santissima Annunziata». Si afferma che sono «aggregati alla Società San Paolo, sono retti da propri statuti e dipendono direttamente dal Superiore Generale e dai Superiori Maggiori della Congregazione. Nella loro condizione secolare e nell’ambito dei loro impegni sociali vivono la consacrazione a Dio mediante la spiritualità paolina e si occupano della divulgazione del Messaggio della salvezza principalmente secondo l’apostolato e lo spirito della Società San Paolo e della Famiglia Paolina, allargando così ai settori più diversi l’azione e l’influsso della nostra missione specifica. Pur essendo economicamente autonomi e autosufficienti, presentano annualmente i loro resoconti finanziari al Superiore Generale» (n. 672).

 

Essendo gli Istituti approvati come «opera propria» della Società San Paolo e ad essa «unita», è particolare dovere della Congregazione conoscerli, promuoverli ed accompagnarli nel loro cammino di santificazione e apostolato. I concreti rapporti con questi Istituti «saranno regolati in conformità con i rispettivi statuti», si legge nelle Costituzioni e Direttorio della Società San Paolo (art. 86.3).

 

Si distinguono rapporti giuridici e rapporti che potremmo definire familiari o fraterni con la Famiglia Paolina. L’Istituto ha rapporti giuridici solo con la Società San Paolo. I rapporti familiari o fraterni sono comuni a tutte le Congregazioni. 

È significativo che don Alberione, allorché maturò la decisione di avviare gli Istituti paolini, ne parlasse ripetutamente a tutte le Congregazioni religiose. Era sua convinzione che la nuova iniziativa riguardasse tutte. 

Più in dettaglio, come possono essere pensati questi rapporti?  

 

Conoscenza. Molti membri delle Congregazioni ignorano gli Istituti e molti membri di questi ignorano le Congregazioni. La mancanza di conoscenza ha portato inevitabilmente alla assenza di collaborazione. Il cinquantesimo anno di fondazione ci deve dare la gioiosa sorpresa di “riscoprire” «la mirabile Famiglia Paolina» (AD 3). 

 

Collaborazione nella pastorale vocazionale. Odo Nicoletti, durante l'incontro dei Governi generali della Famiglia Paolina del febbraio 1989, ha portato questa testimonianza:  «Una mattina mentre mi preparavo a partire per Napoli il Primo Maestro mi diede questo incarico: "Vai a far visita a nome mio ad un giovane militare, Florindo A., nella tal caserma di San Giorgio a Cremano, vicino a Napoli. Mi ha scritto, e cerca di entrare in relazione con lui"».

La testimonianza si armonizza pienamente con le parole del Fondatore indirizzate alle sue diverse Congregazioni religiose e ispirate all'insegnamento di Pio XII: «Raccomandiamo con paterno animo di promuovere generosamente sante vocazioni di questo genere, di offrire aiuto con mano amica, non solo alle Religioni e alle Società, ma anche a questi Istituti, veramente provvidenziali» (PF 10; cfr. CISP 1306). 

 

Collaborazione apostolica. Anche nel campo della collaborazione apostolica vale il principio del rispetto per le regole della carità e della giustizia. Solo a queste condizioni la collaborazione sarà possibile, risulterà di comune soddisfazione e diventerà strumento efficace per la costruzione del regno di Dio, scopo ultimo sia delle Congregazioni che degli Istituti dell'intera Famiglia Paolina. 

 

Iter formativo

Riferendosi agli Istituti secolari il documento conciliare Perfectae caritatis così si esprime: «Sappiano che non potranno assolvere un compito così importante, se i loro membri non riceveranno una tale formazione nelle cose divine e umane a diventare realmente fermento nel mondo destinato a dare incremento e vigore al Corpo di Cristo» (PC 11).

Abbiamo già riportato sopra questo pensiero del Fondatore: «La perfezione religiosa non è un bel sogno, esige profondo spirito di pietà, raccoglimento, mortificazione e generosità continua […]. Si comprende allora la necessità di una direzione spirituale costante; tanto più che i membri degli Istituti secolari vivono a contatto del mondo, in pericoli continui, causati dalla stessa attività di apostolato; e mancano dei sussidi spirituali che sono abbondanti negli Istituti strettamente religiosi […]. Infondere coraggio di fronte alle difficoltà[1] e specialmente dinanzi alla incomprensioni; educarli alla lealtà e fedeltà» (CISP 1321ss).

Questi vivono nelle comuni condizioni di vita dei laici, più esposti, quindi, ai pericoli della secolarizzazione e all’assunzione degli pseudo-valori che la società moderna presenta in forme a volte fortemente aggressive. Per di più, mancano del sostegno di una comunità che li accolga e di un orario ben determinato. Tutto è rimesso alla loro generosità e al loro senso di responsabilità. Perché rimangano spiritualmente vivaci e apostolicamente impegnati, si rende indispensabile una solida formazione di base e una costante animazione. Questa esigenza è fortemente sentita dai membri dell’Istituto, che sovente sollecitano un’azione di sostegno e di accompagnamento.

Esorta il Fondatore che «Il calore e la luce vitale devono discendere dai Sacerdoti paolini che hanno qui un grande e delicato ministero. Perciò s'impone [...] l'aggiornamento di essi alle diverse istituzioni: per dare quanto devono dare» (UPS I, 20). 

 

Onde provvedere a un’adeguata formazione, lo Statuto degli Istituti prevede un iter formativo in tappe ben definite, molto simile a quello degli Istituti religiosi. I contenuti della formazione abbracciano tutti gli aspetti della vita e della missione dei membri. Più in particolare: la formazione umana, la spiritualità paolina; l'apostolato nel suo aspetto qualificante come evangelizzazione; l'appartenenza all’Istituto quale parte integrante della Famiglia paolina; la visione alberioniana della realtà, soprattutto nella sua tensione escatologica; la secolarità, intesa come condizione "peculiare" per vivere la consacrazione. 




[1] Nella Provida mater si ricordano le «difficoltà e i pericoli di questa vita di perfezione liberamente condotta, senza il presidio esterno della veste religiosa e della vita comune» (n. 10).