Avventimenti

Esercizi spirituali 2006
  UN’ESPERIENZA D’INTENSA COMUNIONE
Esercizi spirituali 2006

Essersi radunati ad Ariccia, nella Casa Divin Maestro, voluta dal Fondatore come luogo d’incontro, centro di spiritualità, simbolo di comunione nella Famiglia Paolina, significa che noi Gabrielini siamo rimasti fedeli a questo orientamento voluto dal Beato don Alberione.
Quando infatti ci siamo proposti di rivivere all’inizio del mese di agosto, come ogni anno, l’esperienza degli Esercizi spirituali, abbiamo tenuto presenti appunto le sue indicazioni. Non solo, quindi, per promuovere e sostenere una struttura, che pure impegna economicamente, quanto piuttosto per ottemperare alla proposta originaria, tuttora valida, di fare comunione.
Del resto, noi Gabrielini, che viviamo in luoghi geografici diversi, sentiamo il bisogno di incontrarci, vederci, fare comunione forse più di molti paolini che vivono in comunità. Pertanto la dimensione comunitaria è, per noi, un vivo anelito, proprio perché non è un’esperienza ordinaria, comune, scontata.
È dunque evidentemente “normale” che proprio da noi Gabrielini – convinti di non essere semplicemente “aggregati” ma in stretta comunione con la Società San Paolo e con tutta la Famiglia Paolina –, venga l’invito a una più viva comunione così come prospettata e caldamente sollecitata dal comune padre Fondatore.
Non vogliamo assolutamente essere maestri ad alcuno, semmai ribadiamo quellafraternità accolta, condivisa e raccomandata ai paolini della Società San Paolo anche dalle loro stesse Costituzioni, proprio in forza del loro “apostolato eminentemente comunitario” e della loro “comune vocazione" (art. 15): comunione e intesa che vanno costruite – si sa – “con l'impegno quotidiano di ciascuno […], l'apporto di tutti […], la solidarietà, il mutuo aiuto e la comprensione" (art. 18).
Il prossimo Capitolo della Società San Paolo nella Provincia Italia sarà certamente un’opportunità per insistere dovutamente sulla comunione, che qualifica la nostra appartenenza alla mirabile Famiglia di don Alberione.La comunione, del resto, non è un’opzione, ma un carisma e una spiritualità, oltre che la motivazione e il fine di una missione apostolica specifica e propria delle due Congregazioni paoline prime ad essere fondate.
È, dunque, un carisma, un dono dello Spirito, una connotazione peculiare, specifica, caratterizzante – nella Chiesa – la Società San Paolo e le Figlie di San Paolo, che la traducono anche in apostolato della comunicazione sociale. In tal senso, ci sembra di poter sostenere che la comunione è pure la connotazione che specifica la spiritualità delle due Congregazioni paoline. È in questo senso, del resto, che la Società San Paolo, in particolare, è altrice delle altre istituzioni della Famiglia Paolina, cioè le sostiene, le orienta, le sollecita alla comunione.
“Il Signore ci ha voluto unire – confidava don Alberione – perché ci accompagnassimo nel cammino verso la perfezione religiosa e l'apostolato nostro […]. Vogliamoci bene: molto bene; come ogni giorno e notte tengo presenti nelle preghiere tutti, tutte: vivi e defunti. Ringrazio il Signore che volle dare alla Famiglia Paolina tante anime belle” . E ancora: “Mi rallegro quando i miei figli mi superano. Diventate tutti più alti di me; ma state piccoli, anche se diventate più alti” .••


AL MONTE DI DIO
Esercizi spirituali 2006

Carissimi,
Esprimo la mia gratitudine all’amico Gian Carlo I., il quale con diligenza e puntualità ha preparato questa informazione, messa a mia disposizione per la presente lettera, e ringraziamo il Signore, perché anche quest’anno ha consentito che gli Esercizi spirituali dell’Istituto San Gabriele Arcangelo si svolgessero in un clima di fraternità, accoglienza reciproca, ma al tempo stesso di intenso raccoglimento e di preghiera, intima e comunitaria. Chiamati dai più diversi ambiti sociali, provenienti dalle più diverse esperienze personali, lavorative e religiose, noi Gabrielini ancora una volta abbiamo risposto docilmente alla chiamata dello Spirito Santo e siamo giunti puntualmente sul monte del Signore, disponendoci ad accogliere la sua parola e il suo Corpo eucaristico con la totale dedizione ed offerta di noi stessi.
Dobbiamo considerare sempre molto attentamente quanto sia grande e prezioso il dono della vita consacrata, che noi abbiamo la possibilità di realizzare nell’Istituto. Noi laici consacrati infatti partecipiamo integralmente alla vita e allo sviluppo della Famiglia Paolina, e della Chiesa in generale, professando i consigli evangelici nel nostro ambiente. L’intensità della risposta alla sequela Christi, dipende dalla presa di coscienza del grande dono della consacrazione ricevuto gratuitamente dalla Grazia. E proprio tale consapevolezza è favorita dal clima di raccoglimento e di preghiera, tipico degli Esercizi spirituali vissuti al meglio.
In questi giorni di ritorno alla vita consueta, ognuno di noi può cercare di creare all’interno della propria giornata dei momenti di “solitudine” nei quali mettere a fuoco le impressioni del tempo trascorso sul monte del Signore: gli stimoli, le ispirazioni, e perché no, le eventuali delusioni, che normalmente si determinano quando si creano opportunità di reciproco confronto. Ritornati nel nostro ambiente, riassorbiti dal ritmo della vita ordinaria, avremo la possibilità di rivivere nella memoria, intesa in senso agostiniano, i giorni trascorsi insieme, passati in fretta, come tutte le cose piacevoli, e che sono stati scanditi dalla preghiera comunitaria, dalla partecipazione quotidiana al sacrificio eucaristico e da grandi momenti formativi.
È importante non lasciare cadere le indicazioni che sono scaturite, già dal primo giorno degli Esercizi, dalle relazioni sviluppate nella mattinata. La prima, “Progredite sempre di più” (1Ts 4,1), attraverso una ricostruzione della storia del nostro Istituto, ha inteso stimolare ogni gabrielino a non deludere le aspettative del nostro fondatore. Infatti, il nostro carisma non è quello dedito esclusivamente all’apostolato, ma si arricchisce di molteplici ulteriori sfumature: prima delle quali, il far lievitare dal punto di vista evangelico il nostro ambiente, semplicemente vivendo al suo interno la nostra testimonianza di fede in Cristo risorto.
La relazione dell’Assistente spirituale è stata confortante, perché fondata su dati positivi circa la crescita del nostro Istituto. Infatti, oltre che per la solidità della vocazione dei professi, siamo lieti e grati per gli svariati “avvicinamenti” all’ISGA, da parte di persone generose e forse disponibili a offrire la propria vita come sacrificio a Dio gradito. Noi Gabrielini non mancheremo di innalzare una preghiera intensa e continua per il discernimento positivo di quanti si dimostrano interessati ad approfondire il carisma paolino, anche nel caso in cui la loro libera scelta non si concluderà con il loro ingresso (da noi sperato) nell’ISGA. Ma l’Assistente spirituale ha giustamente fatto intendere che la crescita del nostro Istituto non si limita al solo aspetto quantitativo. Essa si riveste soprattutto dei fattori di qualità, correlati all’alto grado di formazione umana di tutti i componenti dell’ISGA, condizione necessaria quest’ultima, per lo sviluppo integrale della personalità. 
Proprio a riguardo, il Fondatore scriveva che “l’uomo retto” è sempre il punto di partenza: “su di esso si può costruire il buon cristiano, il figlio di Dio; su questo si può elevare il religioso santo, che potrà essere laico o sacerdote” (Cisp 755). Ognuno di noi può riconoscere, consultando la nostra Circolare, che la formazione umana è ribadita e riproposta di continuo – sulla scia di don Alberione – anche dall’Assistente spirituale, al quale rinnoviamo non solo la nostra sincera gratitudine per la mole di lavoro consuetamente e gratuitamente profusa per il nostro bene, ma anche e soprattutto la nostra stima per la sua grande umanità e preparazione teologica.
La prima giornata degli Esercizi non si è limitata a proporre le relazioni mattutine. Nel pomeriggio i gruppi di lavoro si sono riuniti per discutere e sviluppare autonomamente quattro punti: l’Istituto fra passato e presente; quali elementi sviluppare nella fase formativa degli appartenenti; come rispondere alle esigenze della Chiesa e del mondo; rendersi conto che, essendo il futuro dell’Istituto nelle mani di ogni suo affiliato, ogni gabrielino deve sentirsi coinvolto in prima persona nel perseguimento di tale causa.
Gli Esercizi spirituali veri e propri sono iniziati il secondo giorno, con le meditazioni che proposte da don Eliseo Sgarbossa, sulla Lettera ai Romani, di san Paolo. Raramente si incontrano predicatori coincisi e puntuali, ma al tempo stesso esaurienti e vivaci, in grado di rendere piacevoli ed accessibili tematiche non certo semplici, come quelle contenute nell’epistola ai Romani. Ebbene don Eliseo si è dimostrato all’altezza del pubblico eterogeneo e forse nemmeno troppo ferrato in ambito teologico. 
Anche se non è la formazione teologica il requisito primario richiesto ai laici consacrati, bensì la testimonianza evangelica profusa attraverso la santità delle propria vita, ogni occasione, per sviluppare i temi legati allo svolgimento e alla comprensione della Parola rivelata, deve essere ritenuta preziosa. Infatti, solo un corretto approfondimento dell’Annuncio può donarci la consapevolezza di appartenere anche noi a quel popolo, il resto di Giacobbe, mandato dal Signore fra gli altri popoli come rugiada, “come pioggia che cade sull’erba”, ma anche “come leone tra le belve della foresta” per sconfiggere tutti i suoi avversari (Mic 5,6).
Dobbiamo avere un’alta considerazione per ogni opportunità che ci viene offerta per addentrarci con maggiore profondità nel seno degli insegnamenti paolini. Cerchiamo sempre di interpretare questi ultimi sia come stimolo e ispirazione per il “discernimento” personale, sia come fonte per trovare quell’energia sempre viva, necessaria per la correzione ascetica dei nostri difetti, come pure per respingere ogni influsso negativo generato dal peccato. La vita cristiana guidata dalla Spirito non può che sfociare in una vita di preghiera profonda, dalla quale scaturisce la ricchezza dell’uomo interiore, ricolmo della pienezza di Dio (cfr. Ef 3,19). Grande dunque la nostra riconoscenza per il “cibo spirituale” che ci ha elargito a sazietà don Eliseo, i cui scritti, se riletti attentamente, continueranno a operare in noi quelle indicazioni dello Spirito evocate dall’epistola paolina.
A don Juan Manuel Galiviz dobbiamo esprimere un particolare ringraziamento per la sua partecipazione alla cerimonia conclusiva degli Esercizi, durante la quale si sono svolte le professioni temporanee. Il nostro Superiore, infatti, nonostante le difficoltà e la stanchezza incontrate nel suo viaggio di ritorno dalla Corea, ha voluto presiedere ugualmente alla solenne celebrazione eucaristica, illuminando con parole vive e sentite il Vangelo del giorno (Mt 14, 13-21). Ognuno di noi deve offrirsi generosamente al Signore, pur nella consapevolezza della miseria della propria condizione, sperando di essere da lui trasformato, come quei pochi pani e pesci divenuti abbondante nutrimento per una folla sterminata. È Cristo infatti che opera meraviglie e moltiplica i nostri scarsi frutti spirituali. Noi, come pane spezzato, dobbiamo essere certi che niente delle nostre piccole opere andrà perso, ma saranno raccolti e apprezzati anche “i pezzi avanzati”: le incomprensioni, gli insuccessi, le delusioni, le cadute.
Ultima fase significativa degli Esercizi, è stata la consueta assemblea generale, che anche quest’anno si è svolta nel pomeriggio dell’ultima giornata, in un clima di vivace ma fraterna dialettica. Il Delegato e l’Assistente spirituale hanno relazionato circa l’andamento annuale dell’Istituto, presentando nel contempo le eventuali iniziative future, e stimolando i partecipanti ad intervenire apertamente, con proposte, considerazioni e impressioni personali. Il vivace scambio di idee, democratico e costruttivo, si è infine risolto nella sintesi finale, tratta dal nostro don Angelo che, come sempre, con intelligenza e concretezza, è riuscito a chiarire e porre nella giusta luce il senso di ogni intervento.
Siamo tutti concordi nel riconoscere nel nostro Assistente spirituale una componente fondamentale, e per molti di noi indispensabile, dell’ISGA. Ricordiamolo vivamente, con gratitudine e affetto, nelle nostre preghiere giornaliere, insieme a tutte le persone dalla cui intensa opera dipende non solo il nostro futuro, ma anche e soprattutto quello dell’Istituto San Gabriele Arcangelo e della Famiglia Paolina.


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[1] G. ALBERIONE, in San Paolo (giugno-luglio 1951, pp.1-4).
[1] Espressione di don Alberione riportata da S. LAMERA, Don Giacomo Alberione, Edizioni Paoline, Roma 1977, p. 130.