Dalla Circolare

La Circolare Io sono con voi (32 pagine) è sorta qualche anno dopo la fondazione dell'Istituto allo scopo di collegare, informare, e formare i Gabrielini.
Qui sono riportati alcuni articoli pubblicati nell'ultimo decennio.


10 novembre - dicembre 2005, pp. 21-25      Dio tra le mie braccia
 

La Madre di Dio si racconta


Giuseppe sta conducendo me, Miryam di Nazaret, in groppa al somarello verso Betlemme, patria del nostro antenato Davide. L'imperatore Augusto ha ordinato il censimento di tutta la popolazione su cui egli comanda e noi dobbiamo segnalarci nel paese della nostra origine. Questa è la ragione del nostro viaggio.

Anche il re Davide fece un censimento, però non per sapere il numero dei suoi sudditi, ma su quali forze militari era fondata la sua sicurezza: egli si accertò, come è stato documentato nel secondo libro di Samuele, che "c'erano in Israele ottocentomila guerrieri che maneggiavano la spada e in Giuda cinquecentomila".

Il Signore lo punì perché Davide aveva confidato nelle armi più che nel suo Dio.

Ora ha guardato questa donna e quest'uomo che non sono nulla agli occhi degli altri.

 

In un luogo accogliente. Siamo ambedue affaticati per il lungo viaggio. Lo sono particolarmente io, ormai al nono mese della mia gravidanza. Ora desideriamo riposare in un luogo accogliente e passarvi la notte. Ma a motivo del grande afflusso di gente giunta a Betlemme per il censimento, non v'è più posto per noi. Vano è il nostro tentativo di farci ospitare. Provati ormai dalla fatica, non ne possiamo più e ci dirigiamo verso una grotta scavata nella pietra.

Entriamo in questo luogo di riparo, dove è legato alla greppia un bue. Il mio sposo conduce alla mangiatoia anche il somarello. Ci corichiamo, stremati, sulla paglia asciutta nell'angolo più remoto della grotta.

 

L'attesa. La stanchezza non mi fa dormire. Il mio pensiero, prima di addormentarmi, corre al mio Dio per rendergli grazie. Egli ci ha assistito durante tutto il viaggio. Mi torna alla memoria l'immagine di Rachele, moglie del nostro padre Giacobbe, la quale morì proprio a Betlemme per un parto difficile, dando alla luce il figlioletto Beniamino. Un fremito mi percorre dalla testa ai piedi. Sono nelle mani del mio Dio, che mantiene le sue promesse ed è fedele alla sua parola. Infatti preannunciò per la bocca del profeta Michea che il Messia sarebbe nato proprio in questo luogo: "E tu, Betlemme di Efrata, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele".

Darò alla luce Gesù. Pur non avendo conosciuto uomo, diventerò madre, facendo nascere il Redentore, la luce dei popoli, colui che esce come sposo dal letto nuziale e ci investe del suo splendore.

 

Rendo grazie a Dio. Rendo grazie a Dio per aver rivestito il proprio Figlio della nostra natura. Il Creatore dell'universo, terribile e dal braccio potente, che nel fuoco del Sinai e nel tuono dell'Oreb incuteva paura, diventerà il vero Padre e Pastore, pieno di dedizione per le pecore perdute. Ecco, la paura diventerà fiducia, il lontano sarà vicino, l'Onnipotente si manifesterà come figlio.

Dio mio, sarai mio figlio e ti stringerò fra le braccia! Io, Miryam, sto celebrando e vivendo proprio questo passaggio dal timore alla fiducia in Dio. Se prima ho detto: "Eccomi, sono la serva del Signore", ora con gioia posso esclamare: "Eccomi, sono la figlia del Signore, pienamente amata e benedetta.

Ho dato alla luce Gesù. Il Figlio di Dio fra le mie braccia. Però la vera luce viene dall'alto. Infatti una schiera di angeli splendenti ruota attorno a noi: è mezzanotte ma sembra mezzogiorno.

Allungo la mano per svegliare Giuseppe, che dorme accanto a me e non s'è accorto del lieto evento. Ambedue rendiamo grazie a Dio: comincia ad esistere nel tempo Colui che ricondurrà al Padre questa nostra povera umanità dispersa.

Ci adoperiamo per pulire il bambino e fasciarlo. Lo copro con gli indumenti di cui posso disporre. Lo avvolgo nel mio mantello e poi gli faccio fare la prima poppata. Dopo di che prendiamo sonno tutti e tre.

 

La visita dei pastori. All'alba veniamo svegliati da un brusìo. Improvvisamente la grotta è occupata da una dozzina di pastori. Ai loro piedi tre candidi agnelli.

"Siamo venuti a vedere il bambino" essi ci dicono.

"Non è certo il momento" dice Giuseppe.

"Oggi ci è nato il Salvatore", aggiungono, "proprio come ha detto l'angelo".

Infatti anch'essi avevano incontrato un angelo del Signore come io e Giuseppe.

Sono accorsi ad adorare il Figlio di Dio fatto bambino i più umili e poveri del posto, coloro che si espongono al pericolo e condividono tutto con il gregge: speranze, delusioni, sole, ombra, vento, pioggia, sosta, cammino, acqua, siccità, come inseparabili compagni di viaggio. Essi difendono le pecore, le conducono, le nutrono, rischiano per esse la vita.

Anche il nostro padre Abramo fu pastore, provato a tutte le fatiche del mestiere, tanto che a un certo punto non volle più saperne di pecore, di pozzi, di spostamenti, di nomadismo. Egli desiderò e ottenne dal nostro Dio una terra coltivata perché non ne poteva più di precarietà e di incertezze cui si esponeva come pastore di greggi.

 

Dalla paura alla fiducia. Il vero pastore è Dio, il quale usa misericordia come un padre con i suoi figli, come un pastore con il suo gregge. Il Creatore dell'universo, terribile e dal braccio potente, che nei fulmini e nel tuono incuteva paura, è diventato amore materno, come aveva detto nelle antiche Scritture:

"Come una madre consola il figlio così io vi consolerò, come un pastore porta gli agnellini sul petto e conduce pian piano le pecore madri, come un'aquila che veglia sulla sua nidiata e vola sopra i suoi nati”.

Il nostro pastore è oggi questo Figlio, questo. bambino, il quale, rivestito di mansuetudine, sarà pieno di dedizione e andrà in cerca della pecora perduta.