Dalla Circolare

La Circolare Io sono con voi (32 pagine) è sorta qualche anno dopo la fondazione dell'Istituto allo scopo di collegare, informare, e formare i Gabrielini.
Qui sono riportati alcuni articoli pubblicati nell'ultimo decennio.


15 maggio-giugno 2011, pp. 3-5      il gabrielino ricercatore
 

Mi è stato chiesto di scrivere qualcosa sulla mia “esperienza” di ricercatore nel campo della geofisica.

Non scriverò un articolo “teorico”, ma semplicemente esporrò una sintesi delle mie “esperienze personali”. Ho lasciato l’Università e la ricerca da quindici anni: i miei ricordi in parte si affievoliscono, ma “in prospettiva” risaltano maggiormente le cose essenziali.

Dieci anni fa sono stato invitato a ritornare a Genova, al Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università, per ricevere una targa di ricordo della mia trascorsa attività. Il Presidente del dipartimento, consegnandomi la targhetta, ha posto in risalto la mia caratteristica più essenziale: un “lavoro da certosino”.

Nel 1956, in luglio, ho cominciato la mia attività all’Istituto Geofisico e Geodetico dell’Università di Genova. Il mio primo lavoro è stato quello di analizzare le registrazioni del moto ondoso del Golfo di Genova, per stabilire una correlazione tra le condizioni meteorologiche (pressione, vento) e il moto ondoso. Avevo inoltre l’impegno delle “osservazioni metereologiche” dell’Osservatorio di Genova, a volte anche nei giorni festivi.

A quell’epoca non conoscevo l’esistenza degli Istituti di vita secolare, ma un sacerdote molto valido (tuttora vivente) mi aveva dato come indicazione quella di “santificarmi nella vita di ogni giorno” nonostante le quotidiane difficoltà (scarsità di tempo da dedicare alla preghiera, pesantezza del lavoro), ma proprio mediante esse.

Come elemento essenziale, dovevo fare ogni giorno almeno un quarto d’ora di meditazione, utilizzando prevalentemente testi di spiritualità carmelitana (“una spiritualità affettiva”) come Intimità Divina.

Continuavo quindi in quell’orientamento, che aveva avuto inizio per me negli anni del liceo classico, allorché mi ero sentito quasi improvvisamente trasformato da una voce interiore che mi diceva: “Tu t’impegni molto nello studio: perché non fai altrettanto anche nella vita spirituale?”

Problemi relativi al rapporto fra scienza e fede? In geofisica non ce n’erano. Il mio professore era liberale, laico, e non parlava mai di religione. A volte arrivavano a lui inviti della Pro Civitate Christiana di Assisi (don Giovannui Rossi), ma egli sistematicamente cestinava tutto.

Quando, nel luglio 1956, ho iniziato la mia attività all’Istituto Geofisico, ho trovato due colleghi “assistenti” un po’ più anziani di me: erano cattolici praticanti. Successivamente, è giunto in Istituto un altro collega, mio coetaneo, che non era praticante. Non faceva discussioni teologiche; era di orientamento piuttosto laico e socialista, criticava l’arcivescovo di Genova, cardinale Giuseppe Siri, con frasi come queste. “Il cardinale sarà un dotto, ma di questioni sociali non capisce niente”; “Va al Consiglio di Amministrazione del Banco di Roma, non per dare la benedizione, ma per controllare le sue azioni”.

Io rimanevo alquanto inibito di fronte a tali affermazioni. D’altronde, come ho constatato più volte nella mia lunga vita (ho 77 anni), il nostro influsso sugli altri non dipende tanto dalle parole, quanto dall’ascendente personale.

Appena laureato, avevo fatto due anni d’insegnamento presso gli Scolopi di Savona. Il Preside, cui avevo chiesto “consigli” per tenere la disciplina, mi aveva risposto: “La disciplina deve essere un qualche cosa che promana dalla sua personalità; se lei questo qualche cosa non ce l’ha, consigli ne può ascoltare fino a domani”.

Quel mio collega, di cui sopra, ha poi sposato una brava ragazza, religiosa ma non bigotta, e ha cambiato il suo atteggiamento: “Alla domenica andiamo a messa con la bambina – lei diceva spesso –, io invece non sarei mai riuscito a convertirlo”.

Non ho trovato difficoltà fra i miei colleghi, i quali conoscevano le mie convinzioni religiose.

Come conclusione, vorrei riportare quanto faceva osservare don Alberione: l’Istituto San Gabriele Arcangelo può essere indicato per due categorie di persone: coloro che avrebbero desiderato entrare nella vita religiosa canonica, ma hanno dovuto rinunciarvi per  motivi familiari, di salute, di temperamento; e coloro che scelgono di rimanere nel mondo per esercitare quell’apostolato che è possibile ai laici.

L’Istituto di vita secolare – ripeto spesso ad amici e soprattutto a sacerdoti – è una provvidenziale forma di consacrazione poiché compatibile con la professione di un laico.