Dalla Circolare

La Circolare Io sono con voi (32 pagine) è sorta qualche anno dopo la fondazione dell'Istituto allo scopo di collegare, informare, e formare i Gabrielini.
Qui sono riportati alcuni articoli pubblicati nell'ultimo decennio.


17 marzo-aprile 2010, pp. 17-22      Il sacerdozio comune
 

Mediante il battesimo e la confermazione il cristiano è inserito nel mistero della morte e risurrezione di Cristo ed è membro della sua Chiesa per vivere, sostenuto di giorno in giorno dall’Eucaristia, una vita nuova in lui e continuare la sua missione nel mondo, ordinato a testimoniare Cristo in parole e opere.

 

Da quando Gesù, all’inizio del suo ministero, fu battezzato nel Giordano per “adempiere ogni giustizia” (Mt 3,15) e perché “le genti sperassero nel suo nome” (Mt 12,20-21), la grazia santificante conferita dal battesimo conduce i cristiani a essere persone giuste nella società e quella conferita dalla confermazione li induce a essere colmi di speranza.

 

Nell’enciclica e programma di pontificato Ubi Arcano (23 dicembre 1922) Pio XI così si esprimeva: “Dite ai vostri fratelli del laicato che quando essi, uniti ai loro sacerdoti e ai loro vescovi, partecipano alle opere di apostolato individuale e sociale, per far conoscere e amare Gesù Cristo, allora più che mai essi sono il genus electum, il regale sacerdotium, la gens sancta, il popolo di Dio, che S. Pietro magnifica (cfr. 1Pt 2,9)”.

Nella lettera Ex officiosis del 10 novembre 1933 al cardinale Cerejeira di Lisbona il papa affermava che questo sacerdozio e l’apostolato da esso derivante si fondano sul sacramento del battesimo e della cresima, puntualizzando che, “se ben si considera, sono gli stessi sacramenti del Battesimo e della Cresima che impongono, tra le altre obbligazioni, anche questa dell’apostolato, cioè dell’aiuto spirituale al prossimo nostro”, dal momento che – continua papa Ratti – per il battesimo, che ci rende membra del Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa, “ci deve essere solidarietà di interessi e comunicazione reciproca di vita”; ma anche per la cresima, poiché “il soldato deve faticare e combattere non tanto per sé, quanto per gli altri”.

Nell’enciclica Firmissimam constantiam (28 marzo 1937), rivolgendosi all’episcopato messicano, egli lo esortava a servirsi “di quei laici ai quali, come a pietra viva della santa Casa di Dio, S. Pietro attribuiva una arcana dignità, che li fa in qualche modo partecipi di un sacerdozio santo e regale (cfr. 1Pt 2,9)”.

 

L’11 febbraio 1940 Pio XII ricordava a un gruppo di pellegrini milanesi che il suo predecessore Pio XI aveva avviato “i laici in mezzo all’azione sociale […] nella convivenza civile, elevando lo zelo dei fedeli a quel ‘regale sacerdozio’ (1Pt 2,9), che, senza pareggiare le pecorelle ai Pastori, ne fa un unico, saggio, prudente e operoso esercito ad ampliamento e tutela della vita cristiana”.

Il 23 luglio 1944 diceva ai membri del Circolo di San Pietro che il cristiano “fa proprio, con la coscienza e il senso di responsabilità dell’uomo maturo, ciò che nel sacramento della Confermazione fu significato dal segno di croce tracciato sulla sua fronte, di non ‘vergognarsi di confessare la fede di Cristo e di disprezzare per la sua difesa tutti i riguardi umani’”.

Inoltre il 20 febbraio 1946, in un discorso ai nuovi cardinali, affermava che proprio per queste ragioni “i fedeli, e più precisamente i laici, si trovano sulla linea più avanzata della vita della Chiesa; grazie a loro la Chiesa è il principio vitale della società umana”.

Ancora, in un’allocuzione del 2 novembre 1947 ai cardinali e ai vescovi, aveva sostenuto “un certo sacerdozio” che “non si deve negare né metterlo in dubbio […] né è lecito disprezzarlo o svalutarlo”, ma che tuttavia “differisce non solo nel grado, ma anche essenzialmente dal vero e proprio sacerdozio, che consiste nel potere di operare il sacrificio dello stesso Cristo, impersonando appunto Cristo Sommo sacerdote”.

Infine, il 3 maggio 1951 ribadiva ai dirigenti dell’Azione Cattolica Italiana di essere “cattolici attivi, sempre pronti a collaborare con l’apostolato della Chiesa, apostolato per divina istituzione gerarchico, e che trova nei battezzati e cresimati i suoi cooperatori ad essa soprannaturalmente congiunti”.

 

Ricapitolando i dati della tradizione cristiana, il concilio Vaticano II ha riconosciuto e ribadito come su ambedue i sacramenti e sulle “virtù” si fondi “l’indole della comunità sacerdotale”, ovvero il sacerdozio comune del popolo di Dio, come pure poggia l’apostolato dei “christifideles laici” (cfr. LG 11).

Nei documenti conciliari sono molti infatti i riferimenti a riguardo. Il battezzato e il confermato vivono il mistero pasquale “attraverso molte tribolazioni” e vanno incontro alla risurrezione confortati dalla speranza (cfr. Fil 3,10; Rm 8,17)” (UR 22). In particolare essi danno il loro apporto nel rendere di nuovo incisivo il mistero pasquale nelle iniziative umane (cfr. GS 22) e nel creare un più giusto ordine sociale (cfr. AG 8) quale frutto della grazia battesimale e dell’unzione crismale della confermazione.

Pertanto con l’esempio della vita e con la testimonianza della parola manifestano, nei raggruppamenti dove essi vivono o a essi sono inviati, l’uomo nuovo che hanno rivestito col battesimo e la forza dello Spirito Santo, dal quale sono stati rinvigoriti con la confermazione, così che gli altri, vedendo le loro buone opere, glorifichino il Padre (cfr. Mt 5,16) e comprendano più pienamente il significato genuino della vita umana e l’universale vincolo di comunione degli uomini (cfr. AG 11).

••


TESTIMONI LAICI FRA GLI UOMINI DI OGGI

 

 

“Il mondo d'oggi, pur così distratto, si lascia ancora colpire dalla coerenza dei cristiani. Sono le parole, semmai, a lasciar­lo indifferente. A non fargli né caldo né freddo, sono le affer­mazioni di principio, quando non trovano riscontro nella vita. A fargli cambiare canale, insomma, è l'insignificanza dei pro­grammi che si prolungano nell'accademia e si esauriscono nel vaniloquio. I fatti concreti, però, riescono a sedurlo. Le scelte di vita lo interpellano con forza. E gli schermi dei suoi radar, anche se non registrano sempre la presenza dei maestri, regi­strano puntualmente quella dei testimoni.

Ma la testimonianza offerta agli uomini d'oggi, se vuole tro­vare eco nel loro cuore, deve essere genuinamente cristiana. Col marchio di origine controllata, cioè. Perché la gente, inso­spettita da un mercato così pieno di contraffazioni, è diventa­ta guardinga. Si accorge subito quando una bottiglia, di classe ha solo l'etichetta. Forse non coglie al volo le sofisticazioni ali­mentari, ma per le adulterazioni spirituali ha un fiuto prontis­simo. Col gusto raffinato che si ritrova, insomma, l'uomo moderno distingue immediatamente l'argento dalla carta sta­gnola, l'oro zecchino dal metallo di bassa lega, il vero diaman­te dall'imitazione in fibra sintetica.

Concretezza, quindi, e autenticità. È su queste coordinate, da rintracciare non nelle carte nautiche dei libri edificanti ma nella vita pratica dei cristiani veri, che gli uomini d'oggi, per quanto scettici o lontani, increduli o indifferenti, potranno in­crociare la loro rotta con quella di Gesù Cristo.

 

Coraggio, allora, fratelli presbiteri: prendiamo esempio dai testimoni laici che vivono fra gli uomini d'oggi!

Il perdono senza riserve verso chi ti ha distrutto l'onore e gli affetti, come quello accordato da Letizia agli uccisori di suo pa­dre la notte di capodanno del 1987 nella cattedrale di Reggio Calabria, ha una forza di gran lunga più efficace di quella che può avere una tavola rotonda di esegeti che commentano il brano di Luca: ‘Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano’.

La gioia francescana con cui Rosaria, esuberante ragazza della mia città, dopo aver conseguito la laurea in medicina ed essersi specializzata in pediatria, ha lasciato famiglia, ricchezze e prospettive di carriera per servire Gesù Cristo come suora missionaria in Biafra, all'uomo miscredente di oggi pone e ri­solve il problema dell'esistenza di Dio meglio di quanto non facciano le cinque vie di san Tommaso.

Lo stile di vita di Angelo, segretario della Caritas cittadina, che è conosciuto da tutti per la disponibilità e per l'entusiasmo convinto che mette nelle cose, e che ultimamente ha preso in affido un bambino spastico a far cinque con gli altri suoi quat­tro figli, convince la famiglia di anticlericali, che abita nello stesso condominio, più di tutti i bollettini parrocchiali che gli inquilini ogni mese trovano nella cassetta della posta.

La solidarietà concreta di tanti anonimi cristiani che, lon­tani non solo dalle luci della ribalta pubblicitaria, ma anche dalle lusinghe del calcolo, introducono in casa loro profughi albanesi e marocchini, e che, di null'altro desiderosi se non di aiutare il Signore nomade sulle strade del mondo, si prodiga­no a favore dei poveri e degli emarginati, è il commento più credibile alle parole del Signore: ‘Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero nudo e mi avete vestito, malato e mi avete fatto visita’.

Ci sono delle lezioni, insomma, che gli uomini d'oggi vo­gliono vedere con gli occhi, non ascoltare con le orecchie.

Il rispetto dell'altro: ma vero, non fittizio. Il riconoscimen­to della dignità di ogni essere umano: ma portato fino in fondo, e non di facciata soltanto. Il rifiuto di ogni violenza: ma radicale, fino a pagarne il prezzo con la propria pelle. L'im­pegno a favore di un mondo più giusto e più libero: ma tenace e disinteressato, non fatto di parole soltanto.

Ecco i valori genuinamente cristiani che trovano eco nel cuore degli uomini d'oggi.

Che poi sono riassumibili nella fede in Dio, nella speranza di un futuro migliore e, soprattutto, nella carità per i fratelli più poveri. Perché, se la fede ci fa essere credenti e la speran­za ci fa essere credibili, è solo la carità che ci fa essere creduti”.

 

Don Tonino Bello

in Un testimone giunto dall’avvenire. Il sacerdote, oggi,

Ed Insieme, Terlizzi (Ba) 2009, pp. 21-23