Dalla Circolare

La Circolare Io sono con voi (32 pagine) è sorta qualche anno dopo la fondazione dell'Istituto allo scopo di collegare, informare, e formare i Gabrielini.
Qui sono riportati alcuni articoli pubblicati nell'ultimo decennio.


18 luglio-agosto 2010, pp. 3-5      “In questo mondo secolarizzato”
 

Sono tanti gli accompagnatori spirituali che hanno trattato dell’identità cristiana, avendo di mira in particolare la formazione di persone segregate dal mondo. Invece resta tuttora una novità e, più ancora, un’opera impegnativa guidare quanti vivono nelle città, fra le faccende domestiche, nei pubblici impieghi, e che nella loro condizione sono obbligati a compiere, quanto all’esterno, la vita che tutti fanno.

Sovente questi sono indicati dai credenti come “atei”, “lontani” e li ritengono impossibilitati a camminare cristianamente fin tanto che vivono nella ressa degli affari. Quando essi si adoperano a riprendersi lo spazio della fede, sono accolti per lo più quali “ricomincianti”.

Eppure Dio punta anzitutto sui peccatori, perché i “distratti” dal diavolo hanno maggiore bisogno di misericordia, di salvezza, di luce. Non si limita a condannarli, a spiazzarli, in modo che non aggrediscano le pecore del sacro recinto, ma li sollecita, li affascina, li attende perché ritornino a farsi amare da lui.

Certi cristiani credono poi un’assurdità essere conchiglia senza imbeversi di acqua marina. Sappiamo però che i pipistrelli volano dentro il fuoco senza bruciarsi le ali. Sicché può un’anima cristiana vivere in questo mondo secolarizzato energica, robusta e costante nel bene senza avvelenarsi con umori mondani né lasciarsi bruciare le ali dei desideri e degli atti santi.

L’impresa è ardua e occorre aver presenti le ragioni motivanti che la rendono possibile, agevole e, una volta ben riuscita, anche gratificante. Che metodo dunque tenere per chi sta intanto nel frastuono, perché non abbandoni il remoto angolo della pace interiore e rafforzi la propria esperienza di Dio?

“Noi sappiamo che due cose fanno sparire la luce delle stelle: l’oscurità delle tenebre notturne e la maggior luce del sole – scrive Francesco di Sales –. Sicché l’amore terreno e sensuale sarà abbattuto dall’amore celeste, come il fuoco si spegne con l’acqua per le qualità contrarie di questa o come il fuoco umano è spiazzato dal fuoco del cielo a causa delle qualità predominanti e più irruenti della fiamma divina”.

Il raggiungimento del bene, che si prefiggono le persone da alcuni ritenute “terrene” e destinate alla perdizione, dipende un po’ dal fatto che esse giungano a essere nauseate dal male ma soprattutto perché si lascino trasportare alla fonte del Bene medesimo che è Dio. In maniera tale che “tutti i metalli della nostra natura umana, affetti e azioni, si convertano nell’oro purissimo della celeste dilezione – avverte il santo vescovo di Ginevra –. Indubbiamente, se il cuore che aspira all’esperienza dell’amore divino è molto sprofondato negli affari terreni e temporali, fiorirà tardi e con difficoltà; ma se è nel mondo solo quel tanto che la sua condizione richiede, lo vedrai fiorire ben presto e mandare il suo gradevole odore. Come per arrivare al peccato vi sono tre gradini: tentazione, diletto e consenso; così pure ve ne sono tre per essere attratti dall’amore divino: l’ispirazione divina, il gradimento, il nostro assenso”.

Dove gli  atei recuperano il fascino dell’amore divino se non negli ultimi, ovvero nella semplicità dei piccoli? I conoscitori di Dio hanno preso un libro e lo hanno letto per scoprirlo. Il Creatore, però, sarebbe ingiusto se si rivelasse solo ai colti. Invece Gesù ha detto: “Così ti è piaciuto, o Padre, tu hai voluto rivelarti ai semplici”. Pure gli intellettuali possono arrivare a Dio, ma a condizione che diventino “dentro” come bambini.

Il bambino è disarmato contro il dolore, la malattia, la violenza. Accoglie ogni cosa, buona e nociva. Sicché, quando Dio si presenta a un bambino, questi lo riceve a occhi chiusi. L’adulto, invece, fa i suoi calcoli, ha le sue riserve, vuole indagare, rendersi conto e lo fa a occhi aperti. Ecco la differenza. Non sarà mai l’essere umano a stabilire se Dio c’è o non c’è; se viene o non viene. In amore, è Dio a dire la prima e l’ultima parola. È dunque indispensabile abbandonarsi a lui, come un figlio neonato s’immerge nel sorriso della madre e del padre.

 

In mezzo alla sofferenza del mondo

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“Padre de Foucauld uscì dalla Trappa, dove viveva in pace, nella calma, in una interiorità magnifica, e si trovò a vegliare un morto; nella capanna: sette, otto bambini nella miseria più squallida, la moglie e questo morto. Provò un tale colpo che disse: “Noi che abbiamo scelto il Cristo, il Cristo crocifisso, noi siamo ben lontani dal patimento di questa gente! Noi là abbiamo calma e pace, e questa gente è condannata per tutta la vita a una sofferenza di questo genere! No, è troppo comoda, il mio deserto è qui, piantato in mezzo alla sofferenza del mondo!”.

Carlo Carretto