Dalla Circolare

La Circolare Io sono con voi (32 pagine) è sorta qualche anno dopo la fondazione dell'Istituto allo scopo di collegare, informare, e formare i Gabrielini.
Qui sono riportati alcuni articoli pubblicati nell'ultimo decennio.


19 maggio giugno 2009, pp. 3-6      In vista della prossima scossa
 

Il terremoto in Abruzzo


Dopo lo sconcertante dramma del sisma in Abruzzo, sono state evidenziate e l’una e l’altra faccia della medaglia, ovvero l’incuria, a dir poco, e la solidarietà, che raggiunge l’apice nei tragici eventi nazionali. Il disastro a L’Aquila si è caratterizzato in particolare per la non agibilità di alcuni edifici pubblici che poi in parte sono crollati. C’è chi lo aveva denunciato, sebbene troppo tardi. Come mai si è continuato a tenere occupate le strutture a rischio?

È opinione diffusa che certi politici, e non solo essi, dovrebbero stare nei tribunali a rispondere delle loro inadempienze piuttosto che bivaccare nelle Camere dell’esecutivo e, ancor meno, in passerella a L’Aquila. Molti di questi signori scaricano il barile sugli enti locali, regionali, provinciali, comunali, appellandosi alle leggi in atto che riguardano la prevenzione dei sismi in loco. Essi non si chiedono però se, per esempio, la copertura economica alle norme sia garantita in ogni regione. Un conto è renderne possibile l’applicazione nella Valle d’Aosta o nel Friuli, che hanno a disposizione fondi sufficienti; un conto invece in Campania o in Calabria, che non ne hanno.

Siamo dell’avviso che le inadempienze più comuni siano quelle consumate in casa propria, ma occorre valutarne realisticamente le ragioni. Tante volte è la pigrizia mentale a causarle e non si prevede seriamente che, se uno abita in un locale a rischio, potrebbe restarci sotto, all’arrivo della scossa tellurica. Molti infatti, lontani dal pericolo, non hanno l’avvertenza di prevederlo e prevenirlo e quindi ficcano la testa nella sabbia come fa lo struzzo finendo responsabilmente all’oscuro di tutto e schiacciati dalle macerie di abitazioni inagibili. Il buon senso induce invece a prevedere il pericolo impiegando le risorse economiche disponibili a salvaguardia della propria e altrui incolumità domestica e cittadina.

È incredibile, tuttavia, che un proprietario non adegui la propria abitazione a eventuali movimenti di terra qualora abbia la possibilità economica per farlo. Se ciò non avviene, la ragione può stare nel fatto che non si disponga di risorse o che esse non vengano impiegate per motivi così vitali.

Va poi aggiunto che l’idea di un eventuale e terrificante movimento tellurico è comunemente ed erroneamente rimossa dalla coscienza individuale e collettiva sia dei politici sia dei semplici cittadini, così come vengono di solito ignorati la realtà e il pensiero della morte. Continuiamo per scaramanzia a non pensare al terremoto; ma eccolo puntuale all’appuntamento, oggi qua domani là, a squassare terra, case, famiglie, anime.

In un territorio come il nostro, sottoposto ai sismi, la rimozione dell’eventualità di un terremoto è sintomo di cattiva coscienza, di sentimenti insensati e della peggiore indolenza dello spirito. Sarebbero inescusabili i politici come pure i semplici cittadini, che non ne considerassero un eventuale accadimento, onde provvedervi in tempo con le dovute prevenzioni.

Si dovrebbero dunque attivare provvedimenti che mettano al primo posto la stabilità delle case e l’incolumità delle persone in caso di sismi, senza attendere che venga a dirlo troppo tardi il terremoto. Non è onesto sostenere che a tutela di questi insopprimibili valori manchino i soldi, quando invece sono sempre disponibili per gli armamenti e per le medicine (soprattutto psicofarmaci), per gli alcolici e per la droga.

Negli ultimi anni ingenti capitali sono stati investiti in Italia per l’allestimento di città mercato, outlet e megastrutture simili, quando, in realtà, di centri funzionanti dentro e fuori le città ce n’erano già da vendere. Per esempio, il megacentro commerciale Euro-Roma 2, nel quartiere Eur della capitale, è uno degli ultimi spropositi di azionisti fuori di cervello, che portano vasi a Samo. E poi perché tanto lusso? Entrando per lo shopping l’impressione è come se vi trovaste perduti in una cattedrale, in una moschea, in un tempio, nei quali si rende però culto al dio denaro, ormai anch’esso defunto e qui ancora per poco agonizzante in una ritualità rivestita di marmi pregiati, obelischi fuori posto, metalli ottonati, faraonici sprechi. Nel far proliferare tali impianti si è dato ampio spazio ai pool di speculatori finanziari, di architetti megalomani, di allestitori d’interni fuori della realtà.

“Meno male che viene la botta del terremoto, anzi dovrebbe venire più spesso”, confidava una bimba scampata alle macerie, la quale per Pasqua s’è vista arrivare un gigantesco uovo di cioccolato che le ha oscurato per un po’ dalla memoria lo spavento subito. I terremoti ci avvertono invece che non è umano mettere sotto i piedi la gente, cui si continua a propinare “liberté, egalité, fraternité” e, dietro l’angolo e già a pochi anni dalla culla, la ghigliottina del consumismo.

Sono passate domande angoscianti pure nella mente e sulla bocca di noi credenti, con tanti sgomenti di fede. Quale mostro, diavolo, strega scuote la terra e perché Dio lo permette? Quasi a rispondere, pochi giorni dopo il terremoto, è intervenuta la Rai mettendo in onda la fiction Mal’aria: uno spaccato di vita degli anni Trenta in una zona del nord Italia politicamente, culturalmente, religiosamente ed economicamente depressa, a indicare i devastanti effetti dell’ignoranza e dell’irresponsabilità di quanti attribuiscono a fantomatici mostri o streghe o pazzi i disastri che invece trovano la loro ragion d’essere nella depressione sociale e nella strumentalizzazione perpetrata da politici nani. “Le accuse vanno ora a questi ora a quelli. Niente è più facile, oggi, che mettere sotto giudizio Iddio e farlo l’accusato di tutto quello che noi non sappiamo prendere sulla nostra personale responsabilità”, sosteneva qualche decennio dopo gli ani Trenta don Primo Mazzolari[1].

È proprio necessario che il moto del suolo squassi le case, provochi dolore a bambini, a giovani, a intere famiglie, perché si mettano in crisi gli irresponsabili e, ancor più, vengano alla luce alibi e sotterfugi? Tutti noi, politici e semplici cittadini, possiamo seriamente assumerci compiti per adeguare strutture e prevenire sfasci dovuti a eventuali terremoti, investendo denaro per costruire solide abitazioni e permettendo di salvaguardare ecologia, benessere e soprattutto incolumità delle persone per una serena convivenza familiare e sociale. Non dobbiamo attendere che ancora una volta venga a ricordarcelo la micidiale scossa di un terremoto. Quando si ripresenterà, e lo farà prima o poi, dovremo essere tutti pronti, equipaggiati, sicuri nelle nostre case che non crollano più perché antisismiche. Certo, non potremo fare a meno di spaventarci, ma resteremo in vita; e non è poco.

 



[1] Primo Mazzolari, Il Padre nostro. Commento, Paoline Editoriale Libri, Milano 1933, p. 38.