Dalla Circolare

La Circolare Io sono con voi (32 pagine) è sorta qualche anno dopo la fondazione dell'Istituto allo scopo di collegare, informare, e formare i Gabrielini.
Qui sono riportati alcuni articoli pubblicati nell'ultimo decennio.


25 gennaio-febbraio 2009      Realismo, risparmio, sobriet√†, solidariet√†
 

Anche nel redigere la presente Circolare punto, come di solito, un occhio sul vangelo, l’altro sul giornale e ambedue i piedi a terra, comportandomi nel mio lavoro redazionale, che porto avanti ormai da oltre trent’anni, come di consueto si comportava il Fondatore. Riusciremo infatti a cambiare noi stessi in meglio e, di conseguenza, gli altri e il mondo, se rispettiamo il principio di realtà, nella quale siamo talvolta perdenti e talvolta vincenti. Essere vincitori non è scontato né un diritto che deriva dal principio di potere, ma risulta da scelte e comportamenti giusti.

1. Si è perso il senso della realtà, sostituita dalla fiction, e siamo giunti alla crisi economica perché abbiamo sbagliato: alcuni, perché hanno farneticato con gli incentivi al consumo,“invitando le famiglie a spendere in beni di consumo il denaro che non hanno e le imprese a impiegare in beni di investimento le risorse che non possiedono”[1]; come pure altri, perché si sono lasciati incretinire dalla frenesia di comprare, ridotti alla passività del gatto che fa le fusa sul divano del salotto. Si ammettano dunque con saggezza le stupidaggini. Che poi si debba essere puniti per questo: non spetta a me dirlo. Ritengo più urgente il porvi rimedio da parte di tutti.

2. Primo imputato è il liberalismo economico, che è una mentalità prevalentemente finanziaria, capitalista, mercantile, borghese. Tale ideologia, associata all’idea del progresso tecnologico e della libertà dell’individuo che lo Stato laicista e aconfessionale deve garantire, non va però oltre un mero formalismo teorico e vuoto che privilegia il benessere della borghesia. La concezione del libero mercato è, in realtà, l’istituzionalizzazione dell’ingiustizia, perché ha solo sostituito la signoria feudale con quella borghese. Il senso del “bene comune” verrà sempre più cancellato dalla “lex mercatoria” propugnata dalla corrente politica di destra, sicché il “libero mercato” o “mistica del mercato” o “mercatismo” ha contribuito a provocare la crisi economica odierna. Già Leone XIII nella Rerum novarum (1891) e molto dopo Giovanni XXIII nella Mater et magistra (1961) si opposero al liberalismo economico, di uno Stato il quale permette che alcuni muoiano di fame e altri d’indigestione.

Pure il socialismo, che mira alla conquista del potere politico da parte dei lavoratori e alla socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio, in effetti non va a segno perché mira pur sempre alla conquista del potere e, una volta raggiunto, fatica a tenere presente il ceto medio. In Italia, da cinquant’anni in qua il socialismo si è inserito nelle istituzioni e nei governi, ammorbidendosi e diluendosi in quanto a valori, pur continuando a essere di riferimento alla classe operaia.

3. Va spesa una parola anche per il ceto medio, che pure è parte responsabile dell’odierna crisi. “Negli ultimi anni – scrive Pietro Citati – il cosiddetto consumismo ha fatto crescere rapidamente l’imbecillità degli italiani”[2]. Infatti dietro le quinte della produzione e del commercio di ogni tipo sono presenti esperti, i quali sanno che gli acquirenti davanti al prodotto cadono in una forma di trance ipnoide, sicché questi sono indotti ad acquistare senza che nessuna necessità li costringa a comprare.

4. Quali dunque i rimedi? Banchieri, industriali, politici, economisti, saggisti hanno enfatizzato il consumo con prospettive irreali di benessere e di progresso; hanno scoraggiato, impedito, ignorato l’antico e sapiente incentivo al risparmio; ora gli stessi si appellano ai fondi di risparmio e pretendono di utilizzarlo per superare la crisi. Occorre anzitutto riportare questi “cosiddetti esperti” al principio di realtà nella valutazione dei fatti e anche al principio di lealtà nei riguardi dell’acquirente che frequenta punti vendita di ogni genere di prodotto. La lealtà, in particolare, pone termine alle manovre di occultamento della verità sull’incertezza economica, l’insufficienza del reddito, la precarietà del lavoro; nello stesso tempo assicura all’industria, al commercio e a tutti dei risultati positivi che, al contrario, la slealtà ridurrebbe a un pugno di mosche.

D’altra parte il ceto medio può evolversi in quanto ad autonomia e a responsabilità. Scrive ancora Citati: ”Mi auguro che gli uomini ritrovino un giusto rapporto con le cose, che abbiamo comprato, ingoiato, sciupato, gettato con incredibile leggerezza per tanti anni. Sono troppe”[3].

5. Mai come in questo momento di crisi economica è necessario stare vicino agli ultimi e ai penultimi, alle famiglie con un solo reddito, ai lavoratori cassaintegrati, ai giovani precari, ai vecchi e ai nuovi poveri sconfitti e umiliati dal turbocapitalismo e dal socialismo, che continuano a fare cilecca per la corruzione e il cinismo interni ad essi.

Il gabrielino, in tutto questo, si responsabilizza alzandosi ogni mattina per andare a lavorare, in gioventù, onde provvedere al presente ma anche ai tempi di crisi e alla futura vecchiaia, come fa la formica, diversamente dalla cicala. Entrando nei supermercati, templi del culto consumista, il gabrielino saggio memorizzerà e personalizzerà il vangelo delle Beatitudini: beati voi poveri, infelici voi ricchi; beati voi operatori di giustizia, infelici voi oppressori; beati voi onesti, infelici voi corrotti; beati voi lavoratori che vi guadagnate il pane col sudore della fronte, infelici voi che vi limitate a sfruttare l’eredità economica dei padri; beati voi afflitti, infelici voi che vi sprecate nella pazza gioia di un momento; beati voi che stentate a pagare l’affitto, infelici voi che siete nel lusso e comprate sottocosto edifici pubblici; beati voi che risparmiate sul cibo, infelici voi che navigate su costosissime imbarcazioni; beati voi che vi basta un motorino, infelici voi che gli sputate in faccia con la vostra fiammante Ferrari; beati voi che dietro il banco del negozio mi dite “grazie” dopo il mio acquisto, infelici voi che mi insultate con la vostra sete di guadagno chiedendomi: “Basta così? Nient’altro?”.

 



[1] M. GIANNINI, in La Repubblica del 2 gennaio 2009, p. 25.

[2] In La Repubblica del 3 dicembre 2008, p. 35.

[3] Ivi