Dalla Circolare

La Circolare Io sono con voi (32 pagine) è sorta qualche anno dopo la fondazione dell'Istituto allo scopo di collegare, informare, e formare i Gabrielini.
Qui sono riportati alcuni articoli pubblicati nell'ultimo decennio.


28 marzo-aprile 2004, pp. 8-10      Uomini di Dio
 

Il "don" della porta accanto si trovò dal mattino alla sera incaricato per l’animazione spirituale dei Gabrielini. Era di ottobre quando i superiori gli notificarono il mandato. Ha cominciato, dunque, già da qualche mese a compiere la sua parte e a incontrarli.

Il suo discorso non può che odorare di convento, perché in convento vive. Mentre le persone che incontra “sono nel mondo” ma “non sono del mondo” (Gv 17,11.16). Quindi ritiene di non rivolgersi a “uomini di mondo”, ma “uomini di Dio”. L’essere uomini di Dio è dunque l’identità che rende “perfetti nell’unità” (Gv 17,23) l’animatore spirituale e i Gabrielini e, finché è il Signore a creare comunione tra loro, l’intesa non può che essere al bacio.

In effetti, lui come animatore, voi come Gabrielini, siete identici in quanto persone e in quanto consacrati. L’animazione, per chi la fa e per chi la riceve, consiste proprio nell’esplicitare il significato dell’essere uomini di Dio in modo tale da potervi attingere convinzioni e motivazioni per vivere in pienezza e felicità la propria vocazione.

Dio ha l’iniziativa nella nostra vita: "Passai vicino a te e ti vidi... io stesi il lembo del mio mantello su di te... ed entrai in alleanza con te" (Ez 16,6ss); "Ecco, la attirerò a me e la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore" (Osea 2,16); "Gli occhi del Signore sono sopra i giusti e le sue orecchie sono attente alle loro preghiere" (1Pt 3,12); "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18,20).

La preparazione alla Pasqua può diventare esperienza e degustazione di sapori che nessun libro può offrire né alcun maestro può insegnare. La preghiera assicura al proprio impegno spessore di autenticità, imprime su tutte le proprie iniziative un marchio di origine controllata e garantisce contro ogni sofisticazione. Essa, dice don Alberione, è “come il sangue, che parte dal cuore, attraversa tutte le membra, nutrendo e vivificando l’intero organismo”.

L’orazione si alimenta di parola di Dio. “Direte che il Vangelo è difficile. No, non lo è, – egli esorta – perché il Signore lo ha fatto proprio per la nostra testa, come ha fatto il pane per lo stomaco. Quando siete tristi, aprite la Scrittura e troverete la parte che consola. Così nei dubbi, nei timori: fate come i santi, che in ogni dubbio o timore andavano alla fonte. Iddio dirige e guida: quante volte lo abbiamo visto!”.

Preghiera e Parola trovano il loro alveo naturale nella liturgia. Il nostro fondatore invita tutti a “riportarsi attorno all’altare”, a “ritornare alle fonti”, “al culto completo”, “a fare comunione con tutto Gesù Cristo, venuto al mondo pieno di grazia e di verità”; e, ancora, a considerare “la liturgia come un fiume che attraversa l’anno: un fiume di grazie, di luce, di benedizioni”. Egli medesimo trascorre molto tempo davanti all’altare, in ore di adorazione eucaristica: “Quanto giova alle volte stare in contemplazione davanti al tabernacolo – confida –, senza sforzarsi di pensare a cose alte! Dire a Gesù semplicemente: ‘Tu sei il mio Maestro, mi hai dato l’esempio, io voglio fare come hai fatto tu’”.

Preghiera, parola, liturgia, se veramente coinvolgenti e vitali, conducono alla testimonianza e alla carità cristiana. L’Alberione medesimo s’impegna ad attuare un tipo di preghiera vitale e impara “a trasformare tutto in oggetto di meditazione e di preghiera presso il Maestro Divino; per adorare, ringraziare, propiziare, chiedere”. Inculca ai suoi giovani lo spirito di orazione che, coltivato, trasforma ogni lavoro in preghiera. Si tratta dunque di preghiera strettamente legata alla vita e ai propri impegni quotidiani, da essa illuminati.