Dalla Circolare

La Circolare Io sono con voi (32 pagine) è sorta qualche anno dopo la fondazione dell'Istituto allo scopo di collegare, informare, e formare i Gabrielini.
Qui sono riportati alcuni articoli pubblicati nell'ultimo decennio.


30 marzo-aprile 2010, pp. 11-16      “Vi darò un cuore”
 

L’immagine del frutteto, coltivato da un esperto contadino, come menzionato nell’Editoriale, rievoca la storia di salvezza in cui il divino Coltivatore mostra tutta la sua premura per il frutteto, ovvero per l’Umanità, che egli ha creato con sapienza e amore e provvede a difenderla dal verme del male e del maligno.

Non sempre però da parte nostra si riesce a cogliere questa attenzione divina per le creature. Per questo la pianta del frutteto dice talvolta al Creatore: “Perché mi hai fatto melo?”, quasi che essa ne sappia più di chi l’abbia creata tale. Ma come farebbe a inventarsi prima di nascere; a pianificare la propria esistenza quando è soltanto un minuscolo seme; pensare al proprio futuro, se è stata appena sotterrata e scorge la vita da una fessura, mentre il Creatore s’apre a un orizzonte tanto vasto?

 

1. Viene allora da chiedersi: “Perché questa insoddisfazione esistenziale di fondo?”. Le risposte possono essere tante: per l’incubo della vecchiaia e della morte, la spada di Damocle della malattia, la siccità dell’anonimato, lo spauracchio della precarietà del lavoro, la prospettiva della solitudine, la carenza affettiva che non dice mai: basta; insomma: vorremmo avere ed essere di più; recitare la nostra parte come protagonisti sulla ribalta dell’esistenza.

Il malessere è dunque dentro di noi, unitamente all’incapacità di contrastarlo. Molta gente sta male. Anche i ricchi soffrono, per le loro illusioni e profonde insoddisfazioni esistenziali. L'angoscia è l’ingrediente più somministrato del dolore umano oggi, incalzante da sempre.

Si aggiunge alle ferite interiori, il male intorno a noi e in svariate fogge. Siamo indotti a sopportare la violenza dei fatti di cronaca nera, la colluvie di mafia, corruzione, prostituzione, razzismo e quant’altro. Al punto che ci sale talvolta la voglia di fare i netturbini, una professione indispensabile oggi, e non solo a Napoli. Se ci fosse possibile, vorremmo scaraventare tutto il malessere che è intorno e dentro di noi in un cassonetto della spazzatura.

 

2. Può allora succedere che, in una tale condizione di scontento, svolazzi qualche “farfalla”, silenziosa, colorata e riesca ad “attirarci”, a “corromperci” e a farsi ospitare “nel palmo della mano”. In particolari stati d’animo siamo infatti più esposti alle suggestioni del diavolo, specie se camuffato in un soggetto attraente, in un delizioso lepidottero per l’effimera gioia degli occhi, in un soggetto che ci promette mari e monti.

Numerose sono quelle persone che vagano nel rigurgito pagano di acque straripanti, dove nuotano mitiche silfidi e ingannevoli sirene. È impressionante infatti la tendenza a ricorrere a maghi, stregoni, santoni, politici corrotti e simili. D’altronde l’evoluzione culturale, scientifico, sociale, umanitaria non ha influito per nulla sulla pessima abitudine d’ingannare e di corrompere, che convive col mondo del progresso in genere. Pertanto coabitano scienza e magia, religione e antiche pratiche superstiziose, onestà e corruzione. Di frutti diabolici se ne trovano appesi un po’ ovunque, sebbene dal sapore aspro, acerbi, tossici una volta addentati e giunti all’incavo dell’anima.

 

3. Proviamo a cercare le ragioni di tutto questo gioco al massacro delle coscienze. Penso che un motivo consista nel fatto che si “mastica” Dio come bacca legnosa e non è quindi proposto quale frutto gustoso. Si tratta, in tal caso, di esperienza come osservanza obbligatoria del comandamento divino, che non rende felice il rapporto con lui né credibile la testimonianza della fede poiché non è possibile osservare “pienamente” la legge di Dio (cfr. Rm 2,17-24). Tutto ciò lascia l’amaro in bocca alla nostra anima. Perciò scarseggiano spiriti che solcano l’amabile corrente dell’esperienza cristiana, quella di origine controllata, vissuta quale felice relazione del figlio con Dio Padre.

Siccome la legge e i profeti non possono essere pienamente osservati (cfr. Dn 9,4-11), il divino Legislatore prospettò infatti un’altra possibilità: “Vi darò un cuore” (Ger 24,7). Significa: vi mostrerò il mio cuore perché anche il vostro venga attratto e diventi tale. Prima il cuore di Dio veniva percepito come un cuore di sasso, nascosto nella legge divina. Poi Dio medesimo ha mostrato nel Figlio Gesù Cristo il proprio cuore di “carne”, “umano”, tenero e fruibile dalla creatura.

Il buon Pastore, “pieno di gioia, ha caricato sulle spalle” (cfr. Lc 15,5) ciascuno, manifestandogli la tenerezza del Padre: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò” (Mt 11,28). Prima la legge esigeva acqua a una pietra; ora pulsa un cuore di felicità, perché colmato.

 

4. Quale attrazione dunque suscita Gesù Cristo nella vita, tale da distrarre l’essere umano dalle lusinghe del male? Confessa sant’Agostino: “Cristo prese da te la sua carne, ma da sé la tua salvezza; da te la sua morte, da sé la tua vita; da te l’umiliazione, da sé la tua gloria; dunque prese da te la sua tentazione, da sé la tua vittoria”[1]. In altre parole, Gesù si carica “in toto” della fragile umanità; dona invece ogni suo bene duraturo.

Come esseri umani e cristiani, facciamo in modo da amministrare bene e condividere, senza mostrarci avari con alcuno, quanto ci è stato dato in dono o noi stessi abbiamo acquisito: il respiro e la vita, il cibo, il vestito, l’affetto, certi beni materiali; in modo tale che a tutti siano assicurati con liberalità i beni necessari alla vita, i mezzi di sussistenza, la piena libertà, senza restrizioni, senza condizioni, senza delimitazioni di sorta.

Ciò è possibile, non in forza della legge e dell’obbligo, ma per la sovrabbondanza del dono ricevuto gratuitamente.

La mela, che attrae l’uomo e la donna, è Dio medesimo, non un’alternativa a lui, come vuol far intendere il tentatore con l’inganno. Dopo aver sorbito la dolcezza del dono divino, esso si trasfonde, in pari tempo, in evangelizzazione e testimonianza come gratificante e felice esperienza cristiana, nella quale traspare, trabocca e si riversa la gratuità divina.

In tal caso è sceso nel nostro cuore l’amabile Signore, “il più bello tra i figli dell’uomo” (Sal 44,3), i cui occhi furono velati dai malfattori, i fianchi sottoposti ai flagelli, il capo trafitto dalle spine, il corpo abbandonato agli insulti, alla croce, ai chiodi, alla morte. Il “perdersi” del Signore Gesù Cristo, perseverando nel bene e soffrendo per la giustizia, ha uno sbocco salvifico: attraverso la morte egli giunge alla vita, alla sorgente, alla mensa conducendo con sé l’umanità intera.

Noi scorgiamo il Cristo crocifisso nei nostri simili. Non ci limitiamo quindi a considerare gli uomini come dannati e senza speranza, anzi ci attiviamo a non trascurarli, a prestare loro aiuto, a testimoniare con la vita e in concreto la dolcezza del Padre, perché ritornino alla gioia e alla vera pace. Questo è il vero modo per farli risorgere da ogni tipo di sepolcro.

 

5. Il volto del Signore si rende dunque attraente nell'identità che egli ci ha ridonato “gratuitamente per la sua grazia e in virtù della sua redenzione” (Rm 3,24) abilitandoci ad assumere il Bene in pienezza, con gioiosa convinzione, gratificante riconoscenza, celebrante liturgia di benedizione e di lode. Il nostro Dio affascina quando passa nei nostri gesti di fortezza, integrità, operosità caritatevole contro tutte le vane suggestioni e "diavolerie" che vorrebbero assoggettarci. Occorre dunque lasciarsi cogliere dall’attrazione del bene, della persona umana e di Dio Padre e Figlio e Spirito Santo, al cui confronto il diavolo è bruttissimo, anche quando si camuffa fasciandosi di veli. Il bene, l’essere umano e Dio sono molto più buoni, belli e attraenti del maligno. Le nostre opere di bene dovrebbero dimostrarlo.

Tutta qui la possibilità di fare il bene: prima l’abbiamo ricevuto da chi poteva davvero assicurarcelo, colmandoci il cuore, dove “molti elementi si contrastano a vicenda” (GS 9): limiti, aspirazioni, attrattive, debolezze, desideri, insoddisfazioni. Si tratta dunque di “testimoniare” Colui del quale noi cristiani abbiamo fatto esperienza, quale passaggio dalla legge di Dio all’amabile cuore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Chi scorge il nostro volto umano e scopre la nostra generosità verso gli “ultimi” allora è attratto da Dio, che costituisce l’ispirazione e la motivazione di fondo del nostro vivere e comportamento cristiano.



[1] In Liturgia delle Ore, II, p. 76.