Dalla Circolare

La Circolare Io sono con voi (32 pagine) è sorta qualche anno dopo la fondazione dell'Istituto allo scopo di collegare, informare, e formare i Gabrielini.
Qui sono riportati alcuni articoli pubblicati nell'ultimo decennio.


32 maggio-giugno 2011, pp. 3-5      “Noli me tangere [non toccarmi]”(Gv 20,17)
 

Senza dubbio, nella divina rivelazione orale e scritta, Dio vuole manifestare a tutti il suo amore paterno e materno: Vi ho pensati, creati, amati e vi amo di amore eterno fin dalla creazione del mondo. In sostanza è questa la buona notizia, il filo conduttore, che riscontriamo ripetutamente nei vari libri della sacra Scrittura: “Tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e ti amo” (cfr. Is 43,1-7); “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo” (Lc 15,31).

È Cristo Gesù, “parola presso Dio e unigenito Dio nel seno del Padre” (Gv 1,1.18) a confermare in forma definitiva quanto siamo amati da Dio Padre e Figlio e Spirito Santo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito” (Gv 3,16). L’Unigenito “non ritenne un privilegio l’essere come Dio” e, pur restando tale, “svuotò se stesso assumendo una condizione di servo e diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce” (Fil 2,6-8). Egli assunse perciò il corpo umano nel grembo della Madonna, visse, lavorò, s’affaticava, soffriva come ognuno di noi, sostenendo il peso dell’esistenza e del dolore.

Per trentatré anni è stato come uno di noi; s’innamorò talmente dell’umanità da caricarsene le colpe (cfr. Gv 1,36), averne compassione (cfr. Mc 6,34), guarirne le malattie (cfr. Gv 9), cacciarne i demoni (cfr. Lc 11,14-28). Egli non solo affrontava il male e il dolore guarendo le ferite del corpo, ma soprattutto annunciando quanto sia indispensabile fare esperienza dell’amore gratuito del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Tale esperienza colma e sazia lo spirito umano al punto da traboccarne, senza neppure pensare a ingannare, violentare, rubare, uccidere il prossimo.

Quanti non hanno conosciuto l’amore del Padre, come lo ha sperimentato Gesù, sono diventati gelosi di lui, calunniandolo, condannandolo, cacciandolo (cfr. Mt 21,33-44) e uccidendolo in croce. Proprio per questa loro ignoranza e inesperienza, il Signore perdona i propri crocifissori e prega: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34), ovvero si comportano così “perché non hanno conosciuto il Padre” (Gv 16,3). Non lo hanno conosciuto perché non hanno riconosciuto il Figlio (cfr. 5,23s), il solo che può chiamare Dio suo Padre, operare come lui (cfr. 5,18s; 8,27), farlo conoscere (cfr. 8,9; 14,6) perché egli stesso s’identifica col Padre (cfr. 10,15; 14,8s) e lo conosce, essendo egli “la Parola presso Dio e l’unigenito Dio nel seno del Padre” (1,1.18).

Maria di Magdala con altre donne aveva unto il Cristo morto esprimendogli tutta la sua compassione. Al mattino di Pasqua si muove alla ricerca di un morto, ma ecco che incontra al sepolcro vuoto il Vivente (cfr. Ct 3,1-4), in un faccia a faccia che sta tutto nello scambio dei nomi (cfr. Gv 20,11-16).

Sappiamo che il Figlio divino è sempre stato e tuttora sta col Padre (cfr. 14,20). Il Gesù conosciuto da Maddalena, morto e ora risorto, è però ancora in terra e dovrà salire al Padre. Alla vista del Risorto le donne, come raccontato in Mt 28,9, “si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono”; qui invece, come riportato in Gv 20,17, il Maestro impedisce alla Maddalena di toccarlo: “Non toccarmi, poiché non sono ancora salito al Padre”. Perché dunque la proibizione?

Va detto che questo divieto non sta nella volontà di separazione, ma anzitutto nel fatto che Maria deve andare a portare ai discepoli il messaggio del Vivente: il Signore risorto non è per uno o per pochi, ma per tutta la Chiesa e l’umanità. Un’altra ragione è che la mutua presenza e relazione si attua d’ora in poi non più nella prossimità personale sensibile ma unicamente nello Spirito (cfr. Gv 14,20; 4,23): Gesù inviterà Tommaso a credere prima di vedere e di toccare (cfr. Gv 20,29). Va detto inoltre che ormai la condizione del Risorto appartiene a tutt’altro ordine rispetto a quella di prima: Gesù, che pure si è lasciato toccare fisicamente dai malati (cfr. Mt 9,21s; 14,36; Gv 20,27), lascerà intendere che, una volta risorto e asceso al cielo, la sua presenza è anzitutto sacramentale, eucaristica, ed egli stesso è riconosciuto “nello spezzare il pane” (cfr. Lc 24,29-32).

Voglio però dare anche la mia ragione. Credo che Gesù esorti la Maddalena a non trattenerlo perché, se ella avesse insistito nel farlo, egli stesso, innamorato cotto com’è della nostra povera e fortunata umanità, avrebbe rischiato di non farcela a ritornare pure come uomo nel seno del Padre. Sappiamo che, dopo essere asceso al cielo, il Signore non avrebbe abbandonato la Chiesa e l’umanità, inviando lo Spirito Santo. Immagino che Gesù ora fatichi a lasciare lei e gli Apostoli, alquanto smarriti e abbattuti (cfr. Lc 24,21-24), perciò le raccomanda: “Non provare a trattenermi”.