Dalla Circolare

La Circolare Io sono con voi (32 pagine) è sorta qualche anno dopo la fondazione dell'Istituto allo scopo di collegare, informare, e formare i Gabrielini.
Qui sono riportati alcuni articoli pubblicati nell'ultimo decennio.


4 maggio-giugno 2010, p. 3-5      Che pesante carico!
 

Preti pedofili

Circolare, maggio-giugno 2010, p. 3-5

 

“Basta esistere; i preti non hanno bisogno di esortare – diceva Bernanos –: la loro stessa esistenza, e quel che si è, è un appello e uno stimolo; non si aggiungono raggi al sole”. Anche oggi, come sempre, la gente chiede al prete una umanità trasparente e la capacità di parlare con la vita.

Invece, che pesante carico sulle spalle dei preti oggi: la pedofilia, l’omosessualità, oltre le croci dell’ordinaria fragilità umana, della solitudine, del giudizio degli uomini!

Sembra infatti che, secondo l’opinione diffusa, il prete non sia più affidabile nell’opera di tutela e di formazione dei minori, lui che dovrebbe promuovere la dignità della persona fin dalla nascita e privilegiare i bambini per essere puro e inerme come il Cristo nel rispettarli, nonché disponibile come loro nell’accogliere il vangelo.

Intanto, come i discepoli dopo la crocifissione del Cristo, il prete pedofilo cominci ad avere vergogna di se stesso e insieme a staccare dalla croce, al più presto e con ogni mezzo, chi avesse lui stesso eventualmente crocifisso, ancor più nell’omertà. Questo, non perché c’è chi lo condanna o chi lo perdona, ma perché chi violenta e scandalizza “uno di questi piccoli, è meglio per lui che gli sia legata al collo una mola asinaria e sia precipitato nel fondo del mare” (Mt 18,6). Il Cristo vuole intendere che l’eventuale pedofilo si leghi al collo il macigno prima, in modo che non perpetri l’atto infame.

Il prete, vogliamo ancora crederlo, non dovrebbe inchiodare, ma avere ancora mani e piedi forate, attraverso i cui fori passano il rispetto dei bimbi e la denuncia dei pedofili. Le stesse mani, che hanno inchiodato violentando, dovranno però schiodare, riparando ciò che hanno fatto o hanno lasciato fare: siano quelle di papi o di politici, genitori o parenti, insegnanti o preti.

Il prete, in particolare, è stato chiamato a promuovere non ad avvilire le persone né ancor più a insidiare gli innocenti. Dovrà affidarsi anzitutto alla giustizia, che è la prima “penitenza” da compiere, qualora egli si fosse macchiato di un reato. Si presenti dunque ai suoi giudici. Non capiti però che, dopo averlo spogliato della talare, certi giustizieri lo penalizzino nella “dignità per non sentirsi schiaffeggiare da essa”[1]. Ecco, dunque, da quale pulpito potrebbe venire talvolta la predica nel giudicare e moralizzare il prete.

Nessuno lo privi delle mani, dei piedi, della parola, delle opere, onde poter continuare a liberarsi del denaro, della spada, di qualsiasi violenza e avvicinarsi alla perfetta obbedienza e somiglianza di Chi ne conferma la convinzione nella fede, la costanza nell’umiliazione, la fiducia nell’impotenza. Sarà pure un mascalzone ma, come ogni essere umano, potrà riabilitarsi e affidarsi a Colui che gli assicura proprio in croce un posto in paradiso.

Al prete pedofilo non manchi la speranza di trasformarsi. Indaghi quindi sulle profonde ragioni del proprio stato interiore, di cui l’abuso sui minori è un effetto. Soltanto dopo, il Cristo e la Chiesa potranno perdonarlo e riammetterlo al ministero presbiterale e, così, poter riacquistare egli la pace.

Per quanto riguarda poi il giudizio degli uomini – affermava don Primo Mazzolari (1890-1959) –, esso “non è mai benigno nei riguardi dei preti: è bene che non lo sia, benché nessuno abbia sete di misericordia quanto un prete, che, buono o gramo, è sempre il ‘memento’ [la memoria] di cose più grandi di lui e di un destino che volentieri, potendolo, si vorrebbe allontanare”[2].

La crisi attuale approderà anche a un eccezionale rinnovamento della formazione, spiritualità, disciplina del sacerdozio. Va anzitutto riconsiderato il maschile sacro del prete, che non è un eunuco sessuale e sotto la talare porta i pantaloni; eliminata la sua distanza dalla gente, il suo uso del potere, la sua morale come controllo; demolite le sue torri e aspettative di gloria.

Siamo dell’avviso tuttavia che la grande maggioranza dei vescovi e dei preti è pulita moralmente; essi desiderano servire il popolo di Dio nel silenzio e con umiltà. Diventino ancora più sapienti senza farsi violentare dall’iperattività, dalla fretta, dalla vanità di apparire, dalle vesti magniloquenti. Se l’attivismo fa violenza a noi stessi, la farà anche al di fuori di noi. Possiamo persino diventare sessualmente violenti, specie con chi è più vulnerabile. Perciò abbiamo bisogno di riposare in Dio. Togliamoci il pesante fardello della maschera pia e rifugiamoci in braccio al Padre.



[1] PRIMO MAZZOLARI, I preti sanno morire. La via crucis continua, X Stazione, EDB, 2007.

[2] Ivi, Introduzione.