Dalla Circolare

La Circolare Io sono con voi (32 pagine) è sorta qualche anno dopo la fondazione dell'Istituto allo scopo di collegare, informare, e formare i Gabrielini.
Qui sono riportati alcuni articoli pubblicati nell'ultimo decennio.


6 maggio - giugno 2005, pp. 10-12      Comunit√† di santi e testimoni nel mondo
 

Papa Wojtyla ha creduto al soffio dello Spirito in un cristianesimo di popolo, alle risorse della fede popolare, all’esistenza di carismi da portare alla luce, a un cattolicesimo unito nella fede e nella comunione, ma differenziato e plurimo.

Egli non ha privilegiato un settore della Chiesa rispetto ad altri, non ha stilato priorità di simpatie e apprezzamenti. Ha sostenuto la pietà popolare e i santuari con i loro modelli di santità, ha incoraggiato le parrocchie, ha favorito i movimenti vecchi e nuovi, ha parlato con affetto ai laici come ai sacerdoti, ha sottolineato le memorie storiche, ma ha pure indirizzato al futuro, ha dialogato tanto con i giovani ma non ha dimenticato gli anziani.

Insomma, egli ha voluto la coesistenza tra diversi segmenti ecclesiali e cultura, non ha voluto un’omogeneità che avrebbe fatto perdere la ricchezza delle tante realtà che compongono la Chiesa. Nessuno di questi segmenti doveva andare perduto perché rappresentava una preziosa opportunità per vivere la fede.

Il rapporto tra Wojtyla e il laicato organizzato (Azione Cattolica, movimenti, comunità ed esperienze laicali) è cresciuto nel tempo. Lontano dall’assillo di razionalizzare e di imporre modelli prescritti, il Papa ha davvero sempre pensato che “la messe è molta ma gli operai pochi” e che nel lavoro della vigna del Signore c’è bisogno di tutti gli operai, i più diversi, che è possibile trovare, da quelli della prima a quelli dell’ultima ora, e tutti con la stessa paga del perdono e della grazia, come nella parabola evangelica.

“Il Signore chiede ai suoi discepoli – disse a Damasco il 7 maggio 2001 – di essere dei segni nel mondo, là dove vivono e lavorano. Bisogna evitare lo scarto, diffuso, che fa sì che la fede non passi nella vita e che la vita faccia meno della fede”.

Dopo secoli durante i quali l’onore degli altari sembrava riservato solo a religiosi, ecclesiastici, vergini consacrate, Giovanni Paolo II ha cominciato a dichiarare santi e beati vaste schiere di laici, donne, giovani, coppie di sposi, imprenditori: tutti simboli di una Chiesa che si trasforma sulla via indicata dal concilio Vaticano II (Pier Giorgio Frassati, Giuseppe Antonio Tovini, Giovanna Beretta Molla, Pierina Morosini, Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, Alberto Marvelli).

Anche il discorso di Benedetto XVI nell’assumere il suo ministero papale ha avuto inizio con un sentito appello ai santi: “Il canto delle litanie dei santi ci ha accompagnato – egli diceva domenica 24 aprile in piazza San Pietro – […]. Ho sentito questo canto orante come una grande consolazione […]. Ora, in questo momento, io debole servitore di Dio devo assumere questo compito inaudito, che realmente supera ogni capacità umana. Come posso fare questo? Come sarò in grado di farlo? […] Non sono solo. Non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo. La schiera dei santi di Dio mi protegge, mi sostiene e mi porta”.

Il Papa, dilatando ancor più la dimensione della santità nella “Chiesa viva” e “giovane”, ribadiva che “alla comunità dei santi non appartengono solo le grandi figure che ci hanno preceduto e di cui conosciamo i nomi. Noi tutti siamo la comunità dei santi, noi battezzati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, noi che viviamo del dono della carne e del sangue di Cristo, per mezzo del quale egli ci vuole trasformare e renderci simili a se medesimo”.