Dalla Circolare

La Circolare Io sono con voi (32 pagine) è sorta qualche anno dopo la fondazione dell'Istituto allo scopo di collegare, informare, e formare i Gabrielini.
Qui sono riportati alcuni articoli pubblicati nell'ultimo decennio.


9 settembre - ottobre 2009, pp. 3-6      Dalla soggezione dei media all’autonomia
 

Immersi nel mondo, siamo per lo più indotti a dividerci, tormentati dalle opinioni sulle persone, sulle cose e sugli eventi, piuttosto che sostenuti a incontrarci per interessarci responsabilmente della realtà stessa e a volgere le opinioni al bene e alla verità. I più reagiscono imponendosi con la forza come rane che vogliono ingigantirsi facendo il pugno più grande della mano e il passo più lungo della gamba.

 

Lo squilibrio informativo tra Nord e Sud, l’illusione che l’uso del telecomando preso da tempo a simbolo della nuova rivolta degli schiavi consenta la libertà nel personalizzare la fruizione dei media quando invece stringe le catene di una nuova schiavitù, fanno dubitare sull’esito antropologico della comunicazione multimediale e inducono a concludere che i media finiranno per frammentare definitivamente lo scambio comunicativo.

Mentre nel mondo i singoli avvertono una necessaria solidarietà, certi operatori dei mass media impongono forme di schiavitù psico-sociali che minano sempre più l’unità della persona, la squalificano nella sua identità e valore, l’abituano alla violenza, alla guerra, alla morte lenta nello spirito. Pure nel dialogo interpersonale “aumenta lo scambio delle idee, ma le stesse parole, con cui si esprimono i più importanti concetti, assumono nelle differenti ideologie significati assai diversi”[1].

Sorge dunque la certezza che nel “villaggio globale” un certo potere abbia bisogno di far credere che tutti in qualche modo sono testimoni, protagonisti, responsabili degli eventi. In realtà è una menzogna per tacitare le coscienze e indurre gli individui al consenso, perché continuino a essere separati fra loro e poter essere più agevolmente manipolati dall’alto.

 

A porvi rimedio dovrebbe valere anzitutto il diritto naturale ad autodeterminarsi, regolato democraticamente con la ragione, i diritti, i doveri, le leggi, i valori etici. Democrazia, dal greco démos (popolo) e kratéo (esercito il potere), significa “potere del popolo”, forma di governo nella quale i cittadini partecipano con voce attiva e passiva alle responsabilità pubbliche. Nelle democrazie odierne la partecipazione popolare è indiretta o rappresentativa mediante il suffragio universale e si realizza tramite rappresentanti eletti che si riuniscono in parlamento.

I pilastri fondamentali della vera democrazia sono la sovranità popolare, una costituzione, la divisione dei poteri, il rispetto e l’applicazione universale della legge, il principio maggioritario, il pluralismo sociale e politico, con partiti, libertà di opposizione e di stampa, diritto allo sciopero.

La democrazia, fondata sui valori della persona, della società, del lavoro, della proprietà, si evolve nella permanente ricerca di una modalità capace di dare al popolo la potestà effettiva di governare, vigilare sui propri rappresentanti, trasmettere loro la propria ispirazione legalmente e normalmente intorno a ogni realtà che lo tocca.

 

Le energie che istituiscono, rendono efficace e fanno progredire una democrazia sono attivate nell’autonomia e nella responsabilità personale, che si raggiungono nel gestire favorevolmente la propria libertà individuale. Diversamente sarebbe come affidare il fuoco a un bambino. Gli obiettivi sono di ordine etico, fra i quali il bene comune, aperto però al passato, al presente e al futuro, nel continuo confronto tra le esperienze proprie e altrui: “Non siamo mai presso di noi, ma sempre al di là di noi stessi”[2].

In una democrazia effettiva, responsabile ed efficiente il cittadino deve necessariamente “entrare all’interno delle cose e degli eventi, non indulgendo sugli effetti meramente esteriori, ma anzi al contrario approfondendo fino a quando non si risolvono in cognizioni, consapevolezza, se non addirittura in coscienza”[3]. Vanno riqualificate quindi la coscienza e la formazione democratica del singolo. Il soggetto dovrebbe promuovere la propria evoluzione globale onde poter salvaguardare lo spazio dell’interiorità aperta a valori di socialità, gratuità, solidarietà. La responsabilità soggettiva va esplicata in una illuminata, vigile e permanente opera di alfabetizzazione e di coscienza critica nel campo dei mass media in modo che la persona si formi al dialogo e al rispetto per poter tener fronte alle tecniche di strumentalizzazione, massificazione e persuasione occulta.

Quando un popolo rinuncia alla propria autodeterminazione, allora diventa preda del potere. Nicolò Machiavelli (1469-1527), il fondatore della scienza politica moderna, si propose di offrire i presupposti per poter realizzare una comunità politica in Italia. Egli pensava che la prima condizione perché si costituisca un popolo stia nel ridursi verso il proprio principe, il quale dovrebbe avere in sé sempre qualche valore e virtù, ovvero la capacità di dominare il corso degli eventi utilizzando opportunamente le esperienze degli errori compiuti nel passato. Secondo lui non esiste un unico tipo di principato, ma per ognuno egli fa un'ampia trattazione di pregi e di difetti. Tribuni della plebe, censori, individui di eccezionali virtù hanno il compito di richiamare i cittadini a questa loro originaria virtù della sottomissione.

La teoria politica di Machiavelli è da tempo superata perché ha avuto come effetto il prevalere del potere assoluto e, per contrasto, le grandi rivoluzioni che lo hanno demolito. Un eventuale ritorno al principe è un’utopia e suppone tuttavia che il principe possegga qualche valore e virtù, ovvero la capacità di dominare il corso degli eventi a favore del popolo che egli governa in conformità alla sostanza immutabile della natura umana che vive associata.

Oggi se tale “mosca bianca” esistesse e meritasse di essere “votata”, il consenso sarebbe possibile solo a queste condizioni: il principe dovrebbe essere chiaramente riconosciuto e dovutamente controllato da un popolo che ne fosse all’altezza, libero, responsabile e dunque non manipolabile.

 


[1] Dalla costituzione Gaudium et spes del concilio Vaticano II, n. 4.

[2] Montaigne, Saggi I,3.

[3]  Ivi.