Il Fondatore

L’insegnamento del fondatore
  L’INSEGNAMENTO DEL FONDATORE
Sull’Istituto Paolino «San Gabriele Arcangelo» di vita secolare consacrata

Nuove vie
[V’è la] necessità di nuove vie per salvare l’umanità dal materialismo, dall’ateismo, dai residui dell’anticlericalismo massonico. Il sacerdote, come il religioso, non può penetrare in tutti gli ambienti sociali e per certi ceti di persone si è creata una netta separazione tra l’azione benefica, apostolica e salvatrice del clero cattolico e il sistema di vita di molti laici.Tra i mezzi nuovi e le nuove vie indicate dalla Chiesa vi sono appunto questi Istituti [di vita secolare] che sono tanto vari e si può dire che ogni Istituto ha un suo carattere proprio, non solo, ma ogni Istituto si diversifica così dagli altri che quasi non ci si trova più il punto fondamentale, ma il punto fondamentale c’è: è l’amore alle anime ed è ildesiderio di santità, di perfezione, per cui si chiamano: stati di perfezione, questi vari Istituti (18 marzo 1958).

La perfezione è nell’anima
Si può conseguire la perfezione cristiana anche nel mondo. Non bisogna pensare che soltanto nei conventi, nei monasteri si attenda a perfezionarsi nelle virtù e si arrivi ad una santità distinta. Vi sono persone che vivono nel mondo e fanno più sacrifici di noi [religiosi]; vi sono persone le quali vivono di Dio, vivono in totale dipendenza dal volere di Dio e, nello stesso tempo, gemono sui mali presenti dell’umanità, riparano i peccati che si commettono contro Dio, contro Gesù Cristo e zelano l’onore di Dio, il bene delle anime e l’amore alla Chiesa Cattolica.Non perché siamo in uno stato di perfezione siamo perfetti, ecco. Lo stato è una cosa, la perfezione, poi, dell’anima è un’altra. E siamo perfetti in quanto c’è profondità di fede, c’è profondità di amore a Dio e alle anime e c’è una speranza ferma nei beni futuri, un amore fermo ai beni spirituali, una fiducia serena nella grazia di Dio per corrispondere alla nostra vocazione speciale (2 giugno 1958).

La santità sta nel cuore
Io credo che negli Istituti Secolari saliranno sugli altari tante anime. Anime umili, anime che non sono neppure riconosciute esternamente come persone consacrate a Dio perché non hanno abito particolare, perché vivono una vita simile ai civili. Ma, sotto sotto, quel cuore piace a Dio, e Dio abita in quel cuore. Quindi per l’entrata le condizioni sono queste: avere questo amor di Dio intenso e questo amore alle anime. Poi uno farà l’apostolato in un modo e uno in un altro modo; tuttavia la vita consacrata è tutta per il Signore, per le anime, si lavorerà e si metterà l’intenzione per le anime; si offrirà tutto con Gesù crocifisso, si darà buon esempio e questo farà spandere il profumo di Cristo attorno. Che vi sia questa intenzione.La santità sta nel cuore!Non vi impegno a nessun sacrificio particolare, perché le nostre penitenze sono tre: carità, cioè volersi molto bene; obbedienza alle persone che sono in autorità; lavoro di apostolato. Non vi sono penitenze né di cilici, né di asprezze particolari. C’è l’apostolato, e la penitenza che ha dato nostro Signore: mangerai il pane col sudore della fronte (25 settembre 1958).


Un Istituto per voi
Oggi il laicato cattolico è particolarmente in movimento, e impegnato in tante attività. I migliori sentono vivo il bisogno di contribuire a salvare l’umanità dal materialismo, dal l’ateismo, dall’anticlericalismo massonico. E vi sono tanti giovani e uomini che vogliono attendere alla santificazione propria in una vita stabile, organizzata giuridicamente e guidata da ubbidienza, ma senza entrare negli Istituti tradizionali, ossia senza abbandonare il loro ambiente di vita e di apostolato.Ad essi si offre l’Istituto intitolato all’Arcangelo annunziatore dell’Incarnazione e della salvezza, e sotto il cui patrocinio Pio XII ha posto il cinema, la radio, la televisione (aprile 1960).

Vita apostolica nell’ambiente
L’Istituto di San Gabriele prende il nome da San Gabriele Arcangelo perché vuole formare e avviare i suoi membri ad una vita apostolica di penetrazione; professare in mezzo al mondo la totale consacrazione al Signore [con] la piena dedizione all’apostolato: servire e cooperare con la Chiesa nel dare all’umanità Gesù Cristo, Maestro, Via, Verità e Vita, con la diffusione del pensiero cristiano, della morale cristiana e di mezzi di elevazione della vita individuale e sociale, particolarmente in forme moderne. Ognuno può continuare il sistema di vita che occupa dove è. Il fine speciale dell’Istituto San Gabriele, infatti, è tale che si può zelare in qualsiasi luogo. Quindi i professionisti, gli impiegati, coloro che occupano posti importanti nella società, possono continuare a svolgere la loro attività, anzi in certe circostanze è bene che restino dove sono. La parola di Dio, infatti – ecco la ragione ultima –, è libera da qualsiasi vincolo e può penetrare dappertutto, in forme diversissime.[L’Istituto risponde] a un bisogno dell’ora presente, con forme nuove e assai adatte alle nuove necessità per salvare l’umanità dal materialismo, dall’ateismo e dai residui dell’anticlericalismo massonico (aprile 1958).

L’Angelo annuncia, Maria accoglie
San Gabriele Arcangelo è l’annunziatore ed è chiamato l’Angelo della Redenzione e della Incarnazione. Maria rappresenta l’umanità che accetta. Così è rappresentata la Chiesa che annuncia e comunica i frutti della Redenzione e nello stesso tempo è rappresentato chi accetta questo annuncio (30 luglio 1958).

Legati alla missione del Cristo
Maria riceve l’annunzio dell’Incarnazione e acconsente. È la giornata più bella dell’umanità: deve essere anche bella per voi. La giornata più utile per l’umanità, quando il Figlio di Dio si fece uomo, assunse l’umana natura.Le grazie all’umanità, la salvezza all’umanità cominciano proprio là, nella casetta di Nazaret; una casetta umile dove viveva una fanciulla, la quale fino allora aveva solo atteso alla sua santità personale. E da quel momento, «Verbum caro factum est [la Parola si è fatta carne]», ella entra in una santificazione più alta, in una missione tutta particolare. La sua vita è particolarmente legata a Dio, legata alla missione del Figlio di Dio incarnato in lei. Una via che è stata sempre bella, ma da quel momento questa via, che pure è in continuazione, sale più in alto, in maggior salita, maggior santità, verso una maggior perfezione; più elevata verso una missione tutta particolare, tutta straordinaria, che non avrà mai più l’umanità.Maria ha un amore, una riconoscenza particolare all’Arcangelo Gabriele per l’annunzio che egli le aveva portato: la grande missione, la grande maternità. Quindi le nostre preghiere presentate a Maria dall’Arcangelo saranno accolte con maggior tenerezza, quindi più facilmente esaudite.Avete fatto la volontà di Dio, ora continuate umilmente a fare la volontà di Dio; anche se il tempo cambia, cioè un giorno è tutto splendido, illuminato da un bel sole, e un altro è nuvolo, nuvolo nella testa. Quante volte abbiamo le nuvole nella testa; e qualche volta piove e grandina anche! Qualche volta possiamo anche ricevere dei torti, essere insultati, magari calunniati: le tempeste. Verranno anche le malattie, le prove intime; ma sempre fare la volontà di Dio, e andare avanti con fervore.La stessa opera può guadagnare cinque di merito e può guadagnare dieci, a seconda dell’amore che c’è nei nostri cuori. Questo amore che cosa vuol dire? Una sensibilità? Qualche volta sarà anche accompagnato dalla nostra sensibilità; ma ciò che conta è la retta intenzione, l’amore puro, solo per Dio (25 marzo 1962).
La parola di Dio
La [sacra] Scrittura è il libro più bello, di Dio! Sta agli altri libri come il sole alla lucciola, come l’Eucaristia ad un’immagine di Gesù! perché è la parola che nella predicazione attrae più l’attenzione ed ha maggior efficacia; perché, se uno ne leggerà almeno qualche versetto ogni dì, prenderà lo spirito di giudicare più soprannaturalmente delle cose umane» (anno 1912 in Appunti di teologia pastorale 56).Direte che il Vangelo è difficile. No, non lo è, perché il Signore lo ha fatto proprio per la nostra testa, come ha fatto il pane per lo stomaco. Quando siete tristi, aprite la Scrittura e troverete la parte che consola. Così nei dubbi, nei timori: fate come i santi, che in ogni dubbio o timore andavano alla fonte. Iddio dirige e guida: quante volte lo abbiamo visto! (26 febbraio 1933).

Preghiera e vita
Quando si dice “pietà” si intende una vita. Essa non è, come erroneamente la intendono anime superficiali, un semplice formalismo esteriore, né, come calunniano i suoi nemici, un’illusione di spiriti affetti da misticismo: no. Essa è tutta un’attività interna che si mani-festa all’esterno con la fecondità delle opere. Lo spirito illuminato dagli splendori della fede è il primo ad entrare in azione: fissa il suo sguardo in Dio e penetra ogni giorno più innanzi in quest’essere infinito. Il cuore poi vi prende subito parte: sotto il fascino della bellezza e della verità si lascia condurre all’amore e all’unione con Dio. La volontà poi sotto l’influsso della grazia prende risoluzioni più forti, opera più vigorosamente. Allora ne appaiono gli effetti esterni: il carattere si addolcisce, le parole risentono della carità soprannaturale, le mani son più pronte allo zelo; ed ecco i frutti: le opere» (anno 1912 in ATP 7).



Preghiera ambulante
Pregare molto! Si dirà che non c’è tempo, ma allora bisogna convertire tutto il tempo in preghiera. Vi sono anime che sono come una preghiera ambulante, che cammina. Fanno le cose in casa, fuori casa, allo stabilimento, oppure in chiesa; ma qualunque cosa la fanno per Dio. Allora tutto avviene nel compimento del volere di Dio. Così si fa l’apostolato e si hanno anche dei risultati. A volte però sembra che l’apostolato ottenga l’effetto contrario, o almeno che non dia risultato visibile. Quando però si continua a pregare, il risultato ci sarà sempre anche se sembra che si ottenga l’effetto contrario.È poi Dio che opera, e «se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8,31). E se Dio è con noi, che cosa è che non possiamo aspettarci da Dio? Vi sono anime le quali non sanno pensare che del bene; anime che si tengono in contatto abituale con Dio dovunque si trovino: sul treno, sulla corriera, mentre cucinano o rigovernano, eccetera. In tutto quello che fanno c’è l’unione con Dio, che sarà più o meno sentita, ma che poco per volta diverrà sempre più sentita e renderà l’anima sempre più lieta, perché sentirà la sua unione col Signore sempre più viva(12 agosto 1958).


Adorazione eucaristica quotidiana
Quanto giova alle volte stare in contemplazione davanti al tabernacolo, senza sforzarsi di pensare a cose alte! Dire a Gesù semplicemente: «Tu sei il mio Maestro, mi hai dato l’esempio, io voglio fare come hai fatto tu» (anno 1943).Le pratiche di pietà sono specialmente segnate dall’ora di adorazione quotidiana, o in chiesa, o in casa davanti al Crocifisso. Amare questo Gesù, conversare con questo Gesù, trattenersi con questo Gesù Maestro, parlargli, sentirlo, chiedergli, ricevere.Il Signore creandoci non ci abbandona, non è come un padre stolto il quale mette al mondo i figli e poi non se ne cura. Il Padre Celeste volendo che tutti camminino verso il cielo, indica diverse strade, una strada all’uno e una strada all’altro e, nella sua sapienza e nel suo amore, dà a tutti le grazie necessarie per camminare in quella via nella quale egli li vuole, in quella via per la quale si giunge a quel grado di meriti, di gloria che è nei suoi disegni eterni.È incomprensibile la sapienza di Dio, è incomprensibile il suo amore per noi. Se noi avessimo lo spirito di riflessione, quante volte ci commuoveremmo al vedere e al costatare quali sono le misericordie che il Signore ha sparso lungo il cammino della nostra vita. Ci ha infuso le grazie nel Battesimo, successivamente nella Cresima, nella Penitenza, nelle Comunioni e poi in tutto il complesso della nostra vita.Il Signore si mostra buono con noi: «Ego bonus»: Io sono il buono, ossia io sono la bontà. Quando arriveremo al giudizio di Dio e comprenderemo tutte le grazie ricevute, noi saremo come davanti a una specie di estasi, rileveremo allora gli infiniti tratti di misericordia, i delicatissimi tratti della bontà di Dio che continuamente, momento per momento, ci segue. L’amore di Dio vuol dire trovare in Lui riposo, pensare che Lui è la nostra pace (settembre 1958).


Elevazione del posto
Quanto poi alla posizione sociale, si esortano i membri ad occupare posti ed uffici di maggiore autorità e di influenza cristiano-sociale. Tendere ad elevarsi, non a vanità. Se uno da maestro elementare diviene direttore didattico, ha una maggiore influenza nella scuola. Se uno invece di essere semplice operaio, appartiene alle commissioni interne della fabbrica, oppure diviene capo reparto o direttore, più è in alto e più farà del bene, perché acquista una certa autorità; se dice una parola buona può essere più ascoltato, eccetera. E se uno può salire a studi maggiori e raggiungere posizioni maggiori è sempre utile ed è sempre conforme allo spirito dell’Istituto (25 settembre 1958).


Amore per chi ostacola
Vi sono i nemici della Chiesa, i nemici, voglio dire, quelli che [ci] odiano perché siamo persone consacrate al servizio di Dio. Oh, anche per quelli bisogna pregare, Gesù ha pregato per i crocifissori, eh! Pregare per loro, che il Signore li illumini e li attiri a sé con la sua grazia. Trattarli sempre bene, sì, trattarli con riguardo, ma non con condiscendenza ai loro errori. Però, mentre che si vuol bene e si prega, si desidera per loro la salute eterna, non accondiscendere ai loro errori, non accompagnarli nella loro vita che non è buona, forse. Compatirli e pregar di più perché si vede che non hanno ancora la luce interna, non hanno ancora la grazia (11 ottobre 1959).


Luce celeste
Il Signore ha delle anime a cui riserva grazie speciali. Ci vuole una luce celeste, la luce di Dio, per comprendere bene questo dono che il Signore offre anche a voi. Vedo che siete già abbastanza preparati, tuttavia occorre un aumento di luce, un aumento di grazia, un amore più intenso, più forte a Gesù, e un amore più vivo per le anime. Vi sono certamente delle difficoltà, quelle che riguardano a volte lo stato spirituale di un’anima; bisogna già amare il Signore, bisogna già vivere veramente la vita cristiana.Ci vuole come condizione l’osservanza dei comandamenti e che si voglia ancora aggiungere qualche cosa di più. Un giovane domandava a Gesù: «Che cosa devo fare per salvarmi?». E Gesù rispose: «Osserva i comandamenti ». E i comandamenti sapete quali sono, e Gesù li ricordò a quel giovane. Il giovane disse: «Ma questo l’ho sempre fatto». Allora Gesù guardò quel giovane con amore e gli disse: «Se vuoi essere perfetto lascia tutto...» (Mt 19,16ss). Questo è un invito a vivere in castità, povertà, obbedienza.Il Signore allora chiama ad uno stato di maggior perfezione, ma bisogna sentire questo desiderio di santificarsi di più, di vivere una vita spirituale regolata e sentire tanto amore per le anime da volersi dedicare alla loro salvezza (25 luglio 1958).


Chiamati anche voi dall’Arcangelo
Si può dire che è anche un avviso del cielo l’invito che avete avuto di aderire a un Istituto Secolare, un invito che viene attraverso la grazia dello Spirito Santo, attraverso Maria, attraverso l’Angelo custode. Certamente avete avuto una grande grazia entrando in questo Istituto e, per chi non è ancora entrato, aspirando a entrarvi. Ci vuole una grazia speciale, che si chiama vocazione, cioè sentire il desiderio di consacrarsi a Dio. Il Signore sarà con voi e vi accompagnerà nella vita affinché siate fedeli alla vostra consacrazione a Lui, vi accompagnerà e sarà con voi in modo speciale, e il vostro apostolato sarà benedetto (11 agosto 1959).