Testimonianze

  Francesco Leonardi

1. L’amico Francesco Leonardi è oriundo della provincia di Modena i cui abitanti, noti inItalia per laboriosità e intraprendenza, hanno – conseguentemente – raggiunto un buon livello di benessere economico. Pure Francesco ha ricevuto in dono da papà e mamma, agricoltori, l’esempio di laboriosità unita a una solida formazione cristiana che –senza offesa per nessuno – non è virtù che tradizionalmente si respira nell’habitat modenese. I genitori di Francesco, infatti, escono dalla “norma” perché hanno fatto dono di tre figlie alle Istituzioni alberoniane e precisamente: suor Cecilia, Figlia di San Paolo; suor Grazia, delle suore Pie discepole del Divin Maestro; suor Agnese, delle suore di Gesù Buon Pastore [Pastorelle]. E così, con Francesco, gabrielino, ben quattro membri di una famiglia modenese vanno ad aumentare l’organico della Famiglia Paolina.

Francesco è cresciuto con la volontà e la tenacia nel lavoro, unite a uno stile di vita (sobria a tavola e nelle parole) e a una costanza nel fare quelle “pratiche” che alimentano il rapporto con il Signore. Egli ha una ricca storia da raccontarci, sostanziata da relazioni particolarissime avute con la persona del Fondatore.

 

2. «Ho incontrato don Alberione in persona il 3 settembre 1958 (festa di S. Pio X), nella comunità delle Suore Pastorelle in via Trilussa ad Albano (Roma). Partecipavo alla professione religiosa di mia sorella, delle suore di Gesù Buon Pastore, la quale mi consigliò di approfittare della presenza di don Alberione e chiedere un colloquio con lui; io accettai volentieri il consiglio.

Mi accolse con viva cordialità, interessandosi a ciò che facevo, ascoltandomi con molta attenzione. Mi disse che al Signore bisognava donare la giovinezza, oltre che la vecchiaia; che vi erano tante mansioni nella casa del Padre; che l’Istituto (di imminente fondazione) era una buona banca per depositarvi i talenti che possediamo per metterli a frutto e che bisogna arrivare al “vive in me Cristo” (Gal 2,20). Nell’ambito di un corso di Esercizi spirituali, per un gruppo di giovani disposti a impegnarsi in una forma di consacrazione laicale, egli mi parlò dell’Istituto “San Gabriele Arcangelo” come di una realtà che sarebbe nata fra pochi giorni. Il corso, infatti, iniziò l’8 del lo stesso mese io ero uno dei Gabrielini che il giorno 12 settembre fecero il loro ingresso in noviziato; così nasceva, di fatto, l`Istituto San Gabriele Arcangelo.

Della consacrazione sapevo nulla; me ne parlò don Alberione nel colloquio che avevo avuto con lui il 3 settembre 1958. Per quanto riguarda invece la Famiglia Paolina la conoscevo a grandi linee, per il fatto di avere tre sorelle “paoline”. Un parroco, mio conoscente, zelante sacerdote che stimava molto l’Apostolato della Buona Stampa, fece crescere in me il desiderio di divenire collaboratore nell’evangelizzazione. Egli diceva: “Per un cristiano non conoscere san Paolo sarebbe come per uno sportivo non conoscere Coppi e Bartali”.

Capivo l’importanza della consacrazione e mi piaceva l’idea di poterla vivere senza obblighi di vita comune e senza segni distintivi, con la possibilità di poter scegliere fra tanti tipi di apostolato, di far parte di un gruppo di persone che “diffondono” il Vangelo con i mezzi moderni perché da solo non avrei potuto farlo. Don Alberione ripeteva spesso: “Chi aiuta l’Apostolo ha la stessa ricompensa dell’Apostolo” e questo mi incoraggiò a decidere per una vita consacrata paolina.

Dopo il 12 settembre 1958 tre novizi partirono per Torino e dettero inizio al gruppo torinese. Pure io ero stato invitato dal Fondatore a entrare nel gruppo e questo corrispondeva al mio desiderio, però avevo necessità di alcuni mesi per “distaccarmi” dai miei familiari. Questo, don Alberione lo comprese e mi benedisse, assicurandomi le sue preghiere. Nella primavera dell’anno seguente, 1959, traslocai da Modena e mi unii al gruppo dei Gabrielini di Torino.

Don Alberione veniva a Torino, salvo eccezioni, ogni mese per tenere i ritiri a varie comunità paoline della città e per altri impegni e, quasi sempre, ero io ad attenderlo all’aeroporto di Caselle. Una volta mi sorprese molto: tornando da Caselle a Torino mi disse che Roma e Tori no sono distanti un rosario intero; questo ci fa capire come lui impiegava il tempo di viaggio. Lo accompagnavo in auto in vari punti della città e spesso al Monte dei Cappuccini, ove risiedeva un anziano francescano suo confessore.

È cosa risaputa che don Alberione si alzava prestissimo, pregava per un certo tempo e alle cinque del mattino celebrava la santa Messa. Chi poteva trovare, a quell’ora, a

fargli da chierichetto se non Francesco, abituato fin da ragazzo ad alzarsi prima del canto del gallo? Era per me un momento di grande gioia e di edificazione. La celebrazione durava come quella degli altri celebranti, però mi ha sempre colpito il suo raccoglimento e fervore all’altare.

Dal 1959 al 1965, periodo delle venute “mensili” del Fondatore a Torino, ho avuto molti colloqui con lui, il quale mi ha sempre paternamente ascoltato, seguito e incoraggiato. Egli parlava con autorità e convinzione, creava unione nella casa, valorizzava le attitudini di tutti, viveva povero e, soprattutto, pregava. Inoltre, ammiravo il suo non badare alle spese per l’apostolato purché la Sacra Scrittura arrivasse celermente nelle mani dei lettori.

Sono entrato nell’Istituto perché sentivo forte la responsabilità di far fruttare il talento che mi trovavo fra le mani e fu don Alberione a spronarmi perché non lo seppellissi; in seguito mi incoraggiò a perseverare e a portar pazienza nelle contrarietà. Dopo la sua morte ho sentito forte la mancanza di un Padre e di un amico santo, che però continuo ad invocare, per ricevere forza e superare inevitabili difficoltà e contrasti.

Egli era un uomo di Dio, un santo, con molta padronanza di sé e che pregava ininterrottamente. Era molto attento a ognuno, univa le forze della Famiglia Paolina curando la spiritualità a vantaggio della missione da compiere.

Non posso fare a meno di ricordare un fatto bello e curioso. Mi trovavo nella Casa Divin Maestro ad Ariccia per gli Esercizi spirituali dei Gabrielini e, contemporaneamente (forse, nell’anno 1960) vi erano anche le Figlie di San Paolo, le Pie Discepole e le suore di Gesù Buon Pastore e, cosa felice, erano presenti le mie tre sorelle. Concluso il corso, egli ci convocò tutti e quattro in parlatorio e ci chiese, inaspettatamente: “Chi di voi prega di più?”.

Dal 1958 al 1959 sono rimasto in famiglia e ricevetti dal caro Padre un’immaginetta di san Gabriele Arcangelo con la raccomandazione di celebrare la sua festa che, allora, era in calendario al 24 marzo. In occasione degli Esercizi spirituali del 1958 ebbi in dono dal Fondatore la raccolta Brevi meditazioni, scritte da lui, con una sua dedica. Egli raccomandava spesso la devozione alla Madonna e la lettura degli scritti di san Luigi Grignon di Monfort: Il segreto di Maria e Il trattato della vera devozione.

La nostra missione è quella di essere “sale e lievito” nel mondo e potremo esserlo solo se viviamo la nostra consacrazione, sempre con molta carità e professionalità. Appoggiando e favorendo le iniziative promosse dalla Chiesa e dalla Società San Paolo si valorizza e vitalizza anche l’Istituto».